La Stampa intervista Marica Branchesi, professoressa al Gran Sasso Science Institute dell’Aquila, diventata una star – e incoronata dalla rivista Time – da quando, il 16 ottobre dell’anno scorso, ha raccontato a Washington, in una storica conferenza stampa a più voci, come è stato intercettato un segnale che cambia il modo di concepire l’Universo: un fascio di onde gravitazionali, vale a dire increspature dello spazio-tempo previste da Einstein e poi rimaste un enigma per quasi un secolo. Fino a una serie di clamorose osservazioni, come quella nata dallo studio della fusione di due stelle di neutroni. Prima di Time la rivista scientifica numero 1, Nature, l’aveva inserita tra le 10 persone più influenti del 2017: si è chiesta perché in Italia non l’hanno ancora celebrata? “È strano, in effetti. Eppure l’Italia ha ricercatori bravissimi. Io rappresento non solo me stessa, ma il lavoro che c’è dietro lo studio delle onde gravitazionali. È una grande comunità, che però nessuno vede”. Distrazione o, peggio, ignoranza? In cosa abbiamo sbagliato? “L’Italia deve sapere il valore dei suoi scienziati, non solo in astronomia e in fisica. Ma non sa riconoscerli”. Le stupidaggini dei no-vax e dei cultori delle scie chimiche la preoccupano? “Sì. Vedo molta superficialità. A tanti la scienza fa paura e invece è più vicina a ognuno di noi di quanto si pensi”. (20 APR / red)
