Mattarella ribalta il campo. Nel giorno in cui il centrodestra vince le elezioni regionali in Molise, il presidente della Repubblica convoca al Colle il presidente della Camera Roberto Fico, e gli affida l’incarico di sondare il terreno per un’eventuale intesa di governo tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico: il Capo dello Stato evidentemente deve aver ritenuto non così forti quei “segnali” di cui aveva parlato la presidente del Senato Elisabetta Casellati quando la scorsa settimana era tornata a riferirgli dei suoi sondaggi per un’intesa tra M5S e centrodestra. Adesso tocca a Fico, non a caso considerato l’esponente più “di sinistra” tra quelli di spicco dei pentastellati. MI metterò al lavoro da subito, secondo me un punto fondamentale è che si deve partire dai temi e dal programma per l’interesse del Paese ed è quello che cercherò di fare da subito”. Di contenuti una parte del Pd sembrerebbe disposta a parlare: oggi alla Camera Francesco Boccia e Gianni Pittella, dopo aver elogiato Fico per il suo intervento a favore della riforma dell’ordinamento penitenziario, avevano assicurato che “il Pd è pronto a discutere, a patto che sia un dialogo solamente con il Partito democratico. Di sicuro noi non abbiamo nulla a che spartire con Salvini. Certo non si possono giocare le partite su più tavoli”. Per poi aggiungere: “I 10 punti del contratto di M5S? Quando il presidente incaricato ce li esporrà ne parleremo. Ricordo che il reddito di inclusione l’abbiamo realizzato noi, se sarà il caso di estenderlo vedremo come fare”. Al Senato invece il capogruppo dem è categorico: “Non ci sono le condizioni minime per una maggioranza politica tra Cinque Stelle e Pd. Ascolteremo il presidente Fico con la dovuta attenzione, ma per noi le distanze sul programma restano molto marcate”. La questione del ‘giocare su più tavoli’ al momento rimane quella fondamentale: il Pd, per sedersi a parlare con M5S, pretende infatti che Luigi Di Maio dica uno stop definitivo alla “pantomina tra lui e Salvini” come la definisce Boccia. Ma ancora oggi Salvini spingeva per un intesa di centrodestra: “Non c’è tempo da perdere, Berlusconi e Di Maio smettano di litigare. Occorre sedersi al tavolo e cominciare a lavorare. Se vogliamo, in pochi giorni possiamo fare un governo che duri cinque anni”. E poi, dopo la notizia dell’incarico: “E’ una presa in giro”. E anche Silvio Berlusconi, commentando il risultato elettorale del Molise, era tornato a battere sul tasto del centrodestra unito: “Dal Molise parte un segnale nazionale importante: il centro-destra unito ha la capacità di raccogliere il consenso degli italiani per guidare le regioni ed il Paese. Il messaggio degli elettori è stato chiaro, ora dobbiamo impegnarci con tutte le nostre energie per ripetere lo stesso successo in Friuli”.
(Sis)
