Pisa, 8 mag – Un team di ricercatori ha individuato un nuovo metodo più efficace
per somministrare i farmaci nel trattamento delle degenerazioni retiniche come la
maculopatia. La novità arriva dal dipartimento di Farmacia dell’Università di
Pisa dove Susi Burgalassi, Daniela Monti, Nadia Nicosia, Silvia Tampucci,
Eleonora Terreni e Patrizia Chetoni hanno condotto uno studio sperimentale in
collaborazione con Andrea Vento Direttore dell’Unità di oculistica dell’Ospedale
Versilia di Viareggio. La ricerca finanziata con i fondi di Ateneo è stata appena
pubblicato sulla rivista “Drug Delivery and Translational Research”, giornale
ufficiale della Controlled Release Society. Ad oggi per la cura delle
degenerazioni retiniche viene principalmente utilizzato il Bevacizumab, un
farmaco che blocca la genesi vascolare della malattia, e la sua somministrazione
avviene mediante iniezioni intraoculari all’interno del corpo vitreo ripetute,
generalmente, a cadenza mensile. “Queste ripetizioni aumentano il rischio e la
gravità degli effetti collaterali che, in alcuni casi, possono essere anche molto
seri – spiega Susi Burgalassi dell’Università di Pisa – del resto, la
macromolecola del Bevacizumab non supera le barriere oculari in quantità
terapeuticamente sufficienti se somministrato per via topica, cioè attraverso un
semplice collirio”. La soluzione sperimentata è stata quindi quella di mettere a
punto un millimetrico impianto da inserire nell’occhio sotto la congiuntiva per
il rilascio prolungato del farmaco, che si “dissolve” naturalmente una volta
esaurito il suo compito. Si tratterebbe cioè di una “matrice” ottenuta mediante
liofilizzazione e realizzata con un polimero che deriva dalla cellulosa. (BIG ITALY / SEGUE)