Roma, 15 mag – “I numeri parlano chiaro – continua Lorenzin nel post – e impongono scelte concrete oltre alle riflessioni. Penso alle ultime allarmanti previsioni dell’Istat, che per il 2065 stima una popolazione in calo di 6,5 milioni di unità. A questo va associato l’aumento della popolazione anziana (oggi abbiamo 14 milioni di over 65, di cui 4 milioni di non autosufficienti, numeri destinati a moltiplicarsi nei prossimi decenni). Il tasso di fecondità nel nostro Paese è attestato su 1,39 figli per donna in età fertile. Quello italiano è uno dei livelli più bassi di fecondità osservato nei Paesi sviluppati ed è il risultato di una progressiva diminuzione delle nascite”. “Dobbiamo per questo – continua il ministro – investire su alcuni pilatri. II primo è che le misure per la natalità, per funzionare veramente, debbono essere universali come insegna la Francia, anche perché non bisogna trascurare il fatto che a mostrarci i segnali demografici più inquietanti è il ceto medio. Servono per questo asili nido gratuiti per tutti, il raddoppio del bonus bebè (0-6 anni) e contributi reali per le famiglie con bambini fino ai 18 anni. II secondo pilastro è che un vero e proprio Piano per la natalità inizia molto prima del parto, quando matura il sogno di un bambino, e deve arrivare almeno ai cinque anni di vita, comprendendo una serie di interventi organici di tipo fiscale ma anche legati alla casa, al lavoro femminile, alla paternità, alle esenzioni sanitarie, al nido, a una rete di servizi per la famiglia. Ma non solo, servono politiche di defiscalizzazione rivolte alle aziende, welfare aziendale, welfare di comunità, servizi per gli anziani, il tutto nell’ottica di una nuova visione della nostra società. Per questo la natalità e la demografia devono essere centrali per il futuro stesso del nostro Paese attraverso un nuovo programma di Welfare che guardi ai giovani e alla non autosufficienza nella prospettiva dei prossimi 20 anni”. (PO / SEGUE)