“Mi è stata chiesta una disponibilità, io l’ho data e poi il Movimento 5 stelle ha detto che non sono io la persona giusta”. Così l’economista Giulio Sapelli, in una intervista al Corriere della Sera, commenta perché sia uscito il suo nome come premier terzo per il governo Di Maio-Salvini. Spiega che a contattarlo è stato Giancarlo Giorgetti: “Mi ha chiesto se volevo incontrare Matteo Salvini per parlare della possibilità che io facessi il primo ministro. Un paio di giorni fa. Poi, domenica sera ho effettivamente incontrato Salvini e Luigi Di Maio in un albergo di Milano”. Il clima? “Assolutamente positivo” e “la mia risposta è che, dato che me lo stavano chiedendo loro che sono i rappresentanti del popolo, io sarei stato disponibile. A condizione, credo legittima, di poter dire la mia sui ministri”. Chiedere Domenico Siniscalco come ministro all’Economia non è stato un po’ precipitoso? “Io non avevo alcuna intenzione di prevaricare nessuno. Ho fatto soltanto presente che, se il mio nome deve essere speso con quella garanzia istituzionale che mi sento di dare, non posso andare alla cieca”. Poi la nota dei 5 Stelle che lo escludeva tra i papabili: “Deluso no, sono un professore di 71 anni che ha avuto incarichi significativi e che può benissimo continuare a fare quello che sta facendo. Deluso uno può essere quando alla mattina si guarda allo specchio e non gli piace quello che vede. Però, sì: un po’ stupito lo sono”, “forse vogliono decidere tutti i ministri fino all’ultimo”. E conferma che in passato era stato contattato anche da M5s: “Era venuto Riccardo Fraccaro a casa mia e mi aveva proposto di fare il ministro all’Economia oppure al Lavoro. E io avevo risposto di no”. Spiega infine che ha “un ottimo rapporto con Giancarlo Giorgetti sin dal 2012. Da quando sono stato sentito dalla commissione Bilancio che lui allora presiedeva. Immagino di avere detto cose che gli sono ritornate in mente anche in tempi più recenti”, “avevo detto alcune cose sul debito pubblico che avrebbe dovuto essere riparametrato, sulle difficoltà di un sistema da cambi fissi su paesi dalla produttività diversa, sulla necessità di ripensare i trattati europei”. (15 mag – red)