“Ricordate il contratto con gli italiani firmato da Berlusconi sulla scrivania di Bruno Vespa? Ecco, se non siamo lì, poco ci manca”. Mentre Salvini e Di Maio chiudono il loro accordo, Giovanni Maria Flick, ex guardasigilli e presidente emerito della Consulta, in una intervista a Il Fatto si dice critico rispetto alla bozza circolata: “Si fa un contratto privatistico tra due persone fisiche che ha forza di legge solo tra le parti. Il tutto ha il sapore di una de-costituzionalizzazione, di una forma appunto privatistica del governo e dell’ interesse pubblico. Ma gli altri? Il resto del Parlamento che fine fa? In caso di inadempimento cosa succede, si va dal giudice? Il lato più inquietante è però l’istituzione del ‘comitato di conciliazione’, organismo non previsto dalla Costituzione, dove i due leader dovrebbero dirimere i conflitti”, “si tratta di un organismo non previsto dalla Carta, che oltretutto trasforma il capo dello Stato in una sorta di notaio e il presidente del consiglio in un portalettere. Per dirimere i conflitti e prendere decisioni in seno alla maggioranza ci sono le sedi precise indicate dalla Carta. Gli incontri tra i leader e i principali attori restino pure nella prassi, ma messi nero su bianco in questo modo significa istituzionalizzare un consiglio dei ministri ombra che scavalca quello reale. Inoltre, mi pongo altri interrogativi. La firma del contratto privato tra due persone fisiche è un’anticipazione del voto di fiducia? Il Parlamento poi dovrà seguire gli adempimenti di questa pre-fducia? E cosa succede se, una volta firmato il contratto, i gazebo della Lega o i voti sulla piattaforma Rousseau domenica dovessero bocciare il programma? Si ricomincia daccapo? Più in generale, la mia perplessità riguarda il trasferimento sul piano privatistico di quello che è un programma di governo che dovrà ottenere la fiducia del Parlamento: col contratto si regolano interessi diversi, se non contrapposti, con l’accordo di governo si realizza un comune progetto politico”. E conclude: “Il programma di un esecutivo può essere cangiante rispetto all’evolversi della situazione politica, economica, sociale. Costringersi all’interno di un contratto che poi deve essere rispettato è assai limitante. Inoltre ci vedo anche qualcosa della riforma di Matteo Renzi bocciata dal referendum. Prevedeva che, a dirimere i conflitti tra Camera e Senato, sarebbero stati i rispettivi presidenti. Lo spirito di questo contratto è simile” e “anche le consultazioni sono state anomale: sono sembrate la continuazione della campagna elettorale con altri mezzi. Con le forze politiche che salivano al Quirinale più per conoscere le intenzioni del presidente Mattarella che per esporre le proprie”, “ritengo che il capo dello Stato abbia fatto tutto il possibile per rappresentare l’unità nazionale nell’ambito della discrezionalità che gli è concessa dalla Costituzione”. (17 mag – red)