Incidente mortale all’Ilva di Taranto: un operaio di 28 anni, Angelo Fuggiano, è morto in cima a una gru, probabilmente a causa di un cavo che sarebbe saltato nella fase di ancoraggio travolgendo il lavoratore. L’azienda, in amministrazione straordinaria ha aperto subito un’indagine interna mentre la Procura di Taranto sta indagando sull’incidente, avvenuto mentre i lavoratori erano riuniti in assemblea.
REAZIONI. Angelo “era nato e cresciuto ai Tamburi, il quartiere di Taranto a ridosso di Ilva. Ha respirato i veleni della fabbrica. Ha cercato lavoro in quella fabbrica. Con i suoi due bimbi viveva nel suo quartiere. Amato da tutti. Oggi, per un incidente in Ilva al quarto sporgente, Angelo è morto. Cosi non si può andare avanti. Non si può morire di lavoro. A venti mesi dalla morte di Giacomo Campo” è il commento che affida a Facebook il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. “Profondamente addolorato, esprimo le mie condoglianze alla famiglia di Angelo Fuggiano – afferma il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – Questa ennesima tragedia conferma la necessità di un impegno straordinario per migliorare l’efficacia delle attività di controllo del rispetto delle normative sulla sicurezza, rafforzare le azioni e gli strumenti di prevenzione dei rischi, favorire maggiori investimenti in sicurezza da parte delle imprese, assicurare ai lavoratori un’effettiva formazione specifica. Lavorare in sicurezza è un diritto di tutti. E serve l’impegno di tutti per affermarlo in modo compiuto”. “Angelo è morto. È morto lavorando. Non ho più parole capaci di raccontare la drammaticità della situazione. Serve un cambio di passo: politica e impresa si assumano responsabilità. Un abbraccio alla famiglia di Angelo, martire del lavoro” scrive invece su Twitter Susanna Camusso, segretaria generale Cgil. (Red – 17 mag)