Roma, 18 mag – Dalla prima epidemia documentata, riconosciuta in Yambuku, Zaire (ora DRC) nel 1976, al 2017, il virus Ebola ‘Zaire’ ha causato 14 epidemie, 13 delle quali sono state responsabili di un totale di 1452 casi. Quindi, se non si considera l’epidemia del 2014 in Africa Occidentale, gli altri episodi, che hanno riguardato la DRC (Congo Kinshasa, 6 episodi), la Repubblica del Congo (Congo Brazzaville, 3 episodi) e il Gabon (4 episodi), hanno totalizzato in media di 111 casi ciascuno, ma solo quattro di questi hanno coinvolto più di cento persone.
“È importante sottolineare come, nella maggioranza dei casi, le epidemie abbiano avuto origine in luoghi remoti, il che ha consentito di circoscriverli più facilmente di quanto sia stato possibile in Africa occidentale” spiega il prof. Galli. L’epidemia del 2014 in Africa occidentale è partita in un sito da cui erano più facilmente raggiungibili grandi città ed aree più intensamente popolate rispetto ai luoghi in cui il virus è ‘uscito dalla foresta’ in tutti gli altri casi.
Per quanto in linea d’aria meno lontana dalla capitale della RDC dei siti in cui in passato si sono verificate epidemie di Ebola, l’area in cui si è generata l’epidemia in corso dista, utilizzando le strade carrozzabili disponibili, oltre 3mila km da Kinshasa. È comunque relativamente vicina al fiume Zaire e quindi ai confini della Repubblica del Congo. La distanza in linea d’aria è però di meno di 600 Km, e Mbandaka e Kinshasa sono regolarmente collegate per via aerea e per via fluviale, un’altra via di trasporto molto utilizzata e che deve essere considerata negli interventi volti a limitare la diffusione della malattia. È quindi auspicabile che gli interventi in atto riescano a circoscrivere il focolaio, come è accaduto nello scorso anno, quando sempre nella DRC si sono verificati 8 casi nell’area di Likati, nella provincia del Bas Uélé. La segnalazione di casi in una grande città è comunque cagione di allarme e merita l’attenzione della comunità internazionale. (BIG ITALY / SEGUE)