“Non saprei neppure spiegare a un cittadino quello che è successo lì dentro. Siamo diventati un partito incomprensibile”, “le cose che si sono viste nell’Assemblea di sabato non hanno nulla a che fare con un grande partito progressista che ha governato bene l’Italia per una legislatura. Cose indecorose per come è la situazione nel Paese” ed ora il Pd “rischia di finire. Un partito che diventa la somma di io sto con Renzi, io sto con Orlando, io sto con Martina, io sto con Franceschini, io sto con Y, non è più un partito ma una terza media all’ora di ricreazione”. Lo afferma il ministro uscente dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, in una intervista a Repubblica. E aggiunge commentando il rifiuto dem ad indire una mobilitazione contro il patto di governo leghista-grillino: “Avevo chiesto che mettessero da parte i dibattiti ombelicali per parlare al Paese. Per mobilitazione intendevo la chiamata a raccolta di forze sociali, economiche, politiche e culturali, così da riparlare con i diversi mondi da cui deve partire la nostra rifondazione”. Quindi precisa: “Non restituisco la tessera. Anzi, ho sbagliato a dire che lo avrei fatto, quando si pensava a un’intesa con i 5Stelle. È apparso arrogante. Però è chiaro che il Pd così com’è non va da nessuna parte e non basta più”, “avevo già detto che ci voleva una grande segreteria costituente, in cui ci fossero tutte le persone che hanno rappresentato il Pd oggi e ieri, Veltroni, Franceschini, Enrico Letta, Orlando, Renzi, Gentiloni, Pinotti e Finocchiaro. Con delle donne capaci in segreteria magari il tasso di testosterone diminuisce. Oltretutto è incomprensibile questa guerra tra persone che sono state al governo insieme. Su cosa ci stiamo dividendo?”, “spero ci sia la forza di sospendere ogni confronto insulso e di avere in Gentiloni il punto di riferimento”. Il Pd si spaccherà? “Non credo, ma continuerà questa litigiosità, un conflitto a bassa intensità infinito” ed invece “dobbiamo ricreare la nostra forza. Sbaglieremmo clamorosamente se volessimo mutare pelle. Siamo già una forza liberal democratica che ha governato bene ma ha perso la rappresentanza perché ha ignorato le paure. Per questo lavoro non ci sono scorciatoie, le alleanze si fanno nella società, non nel Parlamento”. Si dice infine “molto preoccupato” per il governo gialloverde: “Sarà un governo elettorale che porterà instabilità e conflittualità. Inizieranno a dire che l’Europa non gli fa fare le cose e chiederanno nuove elezioni. Le prossime saranno come quelle del 1948: definiranno la nostra collocazione internazionale. Bisogna prepararsi ora”. Di Maio nuovo ministero dello Sviluppo economico? “Spero non inizi chiudendo l’Ilva, il più grande stabilimento industriale del Sud che vale un punto di Pil. E che non smonti industria 4.0, il piano straordinario per il Made in Italy, e la Strategia energetica nazionale. Gli lascerò una dettagliata relazione di fine mandato e la mia disponibilità a un passaggio di consegne, incontrandolo se vorrà. La battaglia politica è una cosa, la responsabilità istituzionale un’altra”. (21 mag – red)