La prima giornata operativa da premier in pectore per Giuseppe Conte è stata lunga, ma soprattutto “proficua: ne ho tratto indicazioni che saranno importanti per la formazione del governo di cambiamento”. Parole del professore, pronunciate a sera dopo gli incontri con le delegazioni di Movimento 5 Stelle e Lega, che poco prima avevano cercato di smussare gli umori del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in giornata aveva lasciato trapelare tutta la sua preoccupazione per l’insistenza di Di Maio e Salvini nelle proposte per i ministeri. Il nodo del contendere è e rimane quello di Paolo Savona, che Lega e Movimento 5 Stelle, forse ancor più dello stesso Conte, insisterebbero per avere nella squadra di governo come ministro dell’Economia. Mattarella però continua ad essere scettico, a causa delle posizioni poco europeiste dell’economista, e all’ennesima tirata di giacca a metà giornata ha ribaltato il problema: la questione non è tanto il suo veto, quanto la preoccupazione sui “diktat” nei confronti del presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, e dello stesso Capo dello Stato nel corso di questa fase di consultazioni per la formazioni del governo, che potrebbero andare a limitare l’autonomia del premier stesso. Parole che mettono agitazioni nella maggioranza: Salvini prima di recarsi all’incontro con Conte giura che “non c’è nessun diktat, offriamo suggerimenti, ma Savona per noi è il meglio e non capirei eventuali no sul suo nome”, poi dopo aver incontrato il premier incaricato aggiunge: “Lasciamo a Conte l’onore e l’onore di fare i nomi di chi si occuperà di realizzare quello che stiamo proponendo. Noi umilmente diamo suggerimenti, ci piacerà se sarà scelto il meglio, e ci piacerebbe se una volta che passeremo ai fatti qualcuno dismetterà le preoccupazioni che ha ora: non vogliamo distruggere, vogliamo solo aiutare l’Italia”. Anche Luigi Di Maio, poco dopo, assicura che “la questione dei nomi è una cosa che riguarda il presidente del consiglio e il presidente della Repubblica, non abbiamo discusso dei ministri”. E infatti, spiegherà Conte poco dopo, dei ministri si comincerà ufficialmente ad occupare lui domani: “Per quanto riguarda la formazione del governo, dedicherò l’intera giornata di domani a elaborare una proposta da sottoporre al presidente della Repubblica. Saranno ministro politici, che condividono obiettivi e programmi del contratto”. Oggi intanto il professore ha fatto una prima conta dei numeri che troverà alla Camera e al Senato quando la prossima settimana si recherà chiedere la fiducia sulla propria squadra: e se in mattinata ha incassato la bordata definitiva di Silvio Berlusconi che giudica il programma “gravemente insufficiente”, nel primo pomeriggio è tornato a sorridere consultando il pallottoliere grazie agli italiani all’estero: se quelli dell’Usei, uniti a Noi con l’Italia di Maurizio Lupi, confermano di andare all’opposizione, il Maie (il partito più forte in America Latina) annuncia il sì alla fiducia: “E’ la prima volta che un governo ha gli italiani nel mondo nel proprio governo, quindi voteremo la fiducia” dice Ricardo Merlo. E con lui anche Salvatore Caiata e tutti gli ex M5S eletti col Maie e finiti nel Misto: in totale, tra Maie ed ex M5S più gli altri due fuoriusciti da M5S Carlo Buccarella e Carlo Martelli, ad oggi i senatori della maggioranza sarebbero 171 su 315, mentre alla Camera i deputati 352 su 630.
(Sis)