“Lavoreremo intensamente per realizzare gli obiettivi politici che abbiamo anticipato nel contratto, con determinazione per migliorare la qualità di vita degli italiani”. Pochi minuti prima delle 22, finalmente parla Giuseppe Conte, il professore-premier, che a sera era stato riconvocato al Quirinale quattro giorni dopo lo strappo di domenica. Luigi Di Maio e Matteo Salvini lo avevano annunciato nel pomeriggio, dopo l’ennesima giornata, l’ottantasettesima, di trattative frenetica: “Ci sono tutte le condizioni per un governo politico M5S-Lega”. Il premier rimane Conte, il professor Giovanni Tria all’Economia, Enzo Moavero Milanesi al ministero degli Esteri, Paolo Savona agli Affari europei sono i nomi su cui si è trovato l’accordo al tavolo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che oltre a essere entrambi vicepremier saranno anche rispettivamente ministro dello Sviluppo economico (con delega al lavoro) e ministro dell’Interno. Il resto della lista dei ministri che Giuseppe Conte ha consegnato al presidente Mattarella e che giureranno domani alle 16 è costituito da Riccardo Fraccaro ai rapporti con il Parlamento e democrazia diretta, Giulia Bongiorno alla Pubblica amministrazione, Erika Stefani agli Affari regionali, Lorenzo Fontana al ministero per la Famiglia e le disabilità, Barbara Lezzi al ministero per il Sud, Alfonso Bonafede alla Giustizia, Elisabetta Trenta alla Difesa, Gianmarco Centinaio alle Politiche agricole e alimentari, Danilo Toninelli alle Infrastrutture e i trasporti, Marco Bussetti all’Istruzione, Alberto Bonisoli ai beni culturali, Sergio Costa all’Ambiente e Giulia Grillo alla Salute. Giancarlo Giorgetti sarà sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Fratelli d’Italia, coinvolta in mattinata nella trattativa, alla fine resta fuori ma si asterrà sulla fiducia: “Poi valuteremo i provvedimenti, se saranno buoni li sosterremo altrimenti no. Nel voto di fiducia ci asterremo, perché è meglio un governo politico che un governo tecnico o il voto il 29 luglio – ha detto Giorgia Meloni – “Non abbiamo mai chiesto poltrone o di entrare nella squadra di governo, abbiamo detto che più per patriottismo che convinzione politica avremmo dato una mano a questo governo a nascere, perché gli italiani sono sotto attacco e non ci possiamo permettere di votare a luglio. Non abbiamo chiesto posti di governo, Salvini ha parlato di un eventuale nostro ingresso per rafforzare il campo della maggioranza ma mi pare che abbiamo ricevuto un forte ‘niet’ dal Movimento 5 Stelle. Questo mi dispiace perché non è un buon segno per il futuro”. Intanto Carlo Cottarelli, che era salito al Colle informalmente già nel pomeriggio, ha sciolto la riserva, rimettendo a Mattarella l’incarico di formare il governo: “Si è formata e negli ultimi giorni e si è concretizzata la prospettiva di un governo politico – ha spiegato l’ex commissario alla spending review – Non risulta quindi più necessario formare un governo tecnico e ho rimesso al presidente il mandato che mi aveva conferito. E’ stato un motivo di grande onore lavorare al servizio del Paese. La formazione di un governo politico – ha aggiunto Cottarelli – è di gran lunga la migliore soluzione per il Paese, perché evita l’incertezza che sarebbe scaturita da nuove elezioni”.
(Sis)