Roma, 7 giu – “Ho scelto l’assemblea di Confcommercio per dare la mia parola che l’Iva non aumenterà e le clausole di salvaguardia saranno disinnescate. Imparerete a conoscere il valore della nostra parola data”: il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, risponde subito al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, che aprendo l’assemblea generale della Confederazione aveva perentoriamente affermato: “Sull’Iva non si tratta e non si baratta”. Nel suo intervento, Sangalli aveva elencato le “condizioni necessarie per il blocco degli aumenti Iva”: flessibilità di bilancio, contenimento della spesa pubblica improduttiva, recupero di evasione ed elusione. Perché gli aumenti Iva, che nel 2019 sarebbero pari a circa 200 euro a testa per ogni italiano, “finirebbero per essere una beffa, oltre che la fine certa delle già modeste prospettive di ripresa”. Secondo il numero uno di Confcommercio, “alla base del ricorso ‘salvifico’ all’Iva, c’è un grave e diffuso pregiudizio nei confronti della domanda interna” e la battaglia contro gli aumenti è sì “una battaglia di Confcommercio”, ma anche “una battaglia a favore di tutto il Paese”. (SEGUE)