Bologna, 7 giu – Gli ammassi di galassie sono ricchi di elementi distinti. In buona parte, emettono segnali nello spettro del visibile, ma ci sono anche grandi quantità di gas di protoni e elettroni, riscaldato ad alte temperature, rilevabile nella “banda X”. Inoltre, questo gas intergalattico interagisce con i fotoni della radiazione cosmica di fondo – la “traccia fossile” del Big Bang – producendo così un ulteriore segnale (chiamato “effetto Sunyaev-Zel’dovich”). La materia oscura che tiene legato l’ammasso, infine, può agire anche come una lente e deviare la luce emessa dalle galassie retrostanti. “Tutti questi effetti agiscono in modo diverso a seconda dalla forma dell’ammasso”, dice ancora Mauro Sereno. “In particolare, ci possono svelare quanto l’ammasso sia allungato verso di noi o quanto sia schiacciato nel piano del cielo”. È mettendo insieme tutti questi indizi che i ricercatori sono riuscire a sviluppare un metodo di analisi capace di ricostruire la forma tridimensionale degli ammassi di galassie. Il gruppo di ricerca internazionale di astronomi che ha messo a punto lo studio è guidato da Mauro Sereno, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e presso l’INAF – Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio (OAS) di Bologna, e comprende altri ricercatori di INAF-OAS (Stefano Ettori, Massimo Meneghetti e Julian Merten) e colleghi da istituti in Taiwan (Keiichi Umetsu e I-Non Chiu), USA (Jack Sayers), Spagna (Jesús Vega-Ferrero) e Israele (Adi Zitrin). I risultati hanno prodotto tre pubblicazioni, due su The Astrophysical Journal e una su The Astrophysical Journal Letters. (red)