Roma, 8 giu – Cimeli, ambientazioni in scala 1:1, immagini del passato e del presente; e ancora, esibizioni e dimostrazioni delle attività del Corpo, dalla Grande Guerra ai nostri giorni.
C’è tutto questo e molto altro nella rassegna espositiva inaugurata stamattina a Roma, presso la “Terrazza Roma” del Terminal 3 dell’aeroporto internazionale “Leonardo Da Vinci”.
Scopo della mostra è far conoscere al visitatore come il Corpo – che tra qualche giorno celebrerà il suo 244° anniversario di fondazione – è cambiato negli ultimi 100 anni, attraverso un percorso guidato che, partendo dall’eroico apporto fornito dalle oltre 12 mila Fiamme Gialle impegnate nella “Grande Guerra” (18 battaglioni e 5 compagnie autonome, oltre agli equipaggi del naviglio e ai distaccamenti nell’Egeo e in Albania) conduce dritto alla Guardia di Finanza di oggi, moderna polizia economico-finanziaria e del mare, a forte vocazione sociale. Una storia e una trasformazione andate di pari passo con quelle del Paese, allora difeso dalle aggressioni delle monarchie assolutiste e oggi protetto dalle insidie delle grandi organizzazioni criminali e dagli altri illeciti che minano la sicurezza economica e finanziaria delle imprese e dei cittadini.
L’area di 400 mq, visitabile gratuitamente sino al 4 novembre 2018, è suddivisa in tre zone. Nella prima è possibile soffermarsi a guardare, tra i vari e rari reperti esposti, il fucile con il quale il Finanziere Pietro Dall’Acqua esplose – la sera del 23 maggio 1915 – il primo proiettile della Guerra per respingere un’incursione di soldati austriaci condotta dal confinario Ponte di Brazzano; ma anche ambientazioni ricostruite nelle loro reali dimensioni, riproducenti nel dettaglio i posti di comando e di combattimento utilizzati dai finanzieri nel primo conflitto mondiale. Attraversando il primo settore si ha quasi l’impressione di essere catapultati indietro nel tempo, direttamente sui campi di battaglia, con la possibilità di saggiare da vicino le dure condizioni di vita delle migliaia di Finanzieri al fronte (pari a oltre un terzo della forza effettiva dell’epoca), la metà dei quali subì gravissime ferite e mutilazioni o, nel peggiore dei casi, mai più fece ritorno a casa. (SEGUE)