Roma, 12 giu – “Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”, disse una volta Winston Churchill. Con l’abilità del narratore, la documentazione dello storico e la passione del tifoso, Enrico Brizzi in “Nulla al mondo di più bello. L’epopea del calcio italiano fra guerra e pace 1938-1950” (Laterza) racconta il calcio che nessuno ha mai visto in televisione: prendono vita in queste pagine i protagonisti, le partite e i retroscena di anni drammatici e appassionanti, quelli che vanno dalla vittoria italiana della Coppa del mondo nel ’38 agli scalcagnati tornei di guerra, e da questi alla stagione della ricostruzione dominata dagli ‘invincibili’ del Grande Torino. Parigi, 1938, Vittorio Pozzo, commissario tecnico della Nazionale, festeggia la Coppa del mondo vinta dall’Italia per la seconda volta consecutiva. “Nulla al mondo di più bello”, afferma commosso. È l’apogeo del calcio italiano con i suoi campioni e le loro storie fantastiche: Meazza, il fuoriclasse nato poverissimo e diventato grazie al calcio l’uomo più popolare della sua Milano; il cannoniere Silvio Piola, sottratto in nome della ragion di Stato alla Pro Vercelli e consegnato alla Lazio; il ‘Fornaretto’ Amedeo Amadei e gli altri alfieri giallorossi che riusciranno infine a portare lo scudetto sulle sponde del Tevere; e ancora, il bolognese Biavati, imprendibile inventore del ‘doppio passo’, e lo scatenato triestino Colaussi. Mentre l’Italia tutta festeggia, ha inizio l’odiosa discriminazione razziale e i venti di guerra travolgono il pallone. (SEGUE)