Roma, 19 giu – Durante il conflitto in Bosnia si stima siano state stuprate tra le 20.000 e le 50.000 donne. In Sierra Leone la stima va dalle 50.000 alle 64.000 donne sfollate che hanno subito violenza sessuale da parte dei combattenti, e in Rwuanda si calcola che durante il genocidio del 1994 siano state stuprate tra le 50.000 e le centomila donne. Sono solo alcuni esempi del fenomeno della violenza sessuale nei conflitti, per combattere il quale le Nazioni Unite hanno promosso la Giornata internazionale per l’eliminazione, la cui terza edizione ricorre oggi. L’associazione Stop Rape Italia ha lanciato oggi una campagna di sensibilizzazione contro gli stupri di guerra, illustrata in Senato con il saluto di benvenuto della senatrice Valeria Fedeli e l’intervento introduttivo di Silvana Amati, senatrice dalla XV alla XVII legislatura. “Usare lo stupro, quale arma di guerra e tortura significa voler lacerare il corpo e l’anima delle vittime affinché anche le comunità ne soffrano per sempre. Tutto in pieno disprezzo del principio di umanità – sottolinea Tibisay Ambrosini, coordinatrice nazionale per Stop Rape Italia – Le vittime sono principalmente donne e ragazze ma è un fenomeno che riguarda anche uomini e bambini”. (PO / SEGUE)