Roma, 20 giu – Paolo e Vittorio Taviani esordiscono dietro la macchina da presa nel 1954 realizzando una serie di documentari a sfondo sociale. È di questo periodo il cortometraggio San Miniato, luglio ’44, girato con la collaborazione di Cesare Zavattini. Successivamente dirigono insieme a Joris Ivens L’Italia non è un paese povero (1960). Il debutto sul grande schermo avviene nel 1962, quando i Taviani e Valentino Orsini firmano il lungometraggio Un uomo da bruciare, con Gian Maria Volonté, una riflessione politico-sociale ispirata alla figura di Salvatore Carnevale, un sindacalista siciliano ucciso dalla mafia. Da quel momento i Taviani firmano insieme una lunga filmografia, che parte da I sovversivi (1967) e Sotto il segno dello scorpione (1969), un intenso sodalizio che li accompagnerà lungo tutta la loro carriera. Negli anni successivi si aprono a nuove ricerche stilistiche e per i due fratelli arriva il momento dei riconoscimenti internazionali: San Michele aveva un gallo (1972) e Allonsanfàn (1974), con Marcello Mastroianni e Lea Massari, vengono selezionati alla Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes, ma è con Padre Padrone (1977), tratto dall’omonimo romanzo di Gavino Ledda, che conquistano la Palma d’Oro e il Premio della Critica: a premiarli è il presidente della giuria Roberto Rossellini mentre in Italia viene loro assegnato un David Speciale e un Nastro d’Argento. Dopo Il prato (1979) i fratelli Taviani dirigono un’altra importante pellicola, La notte di San Lorenzo (1982), un affresco della campagna Toscana ai tempi della Seconda Guerra mondiale. Il film, mostrato a Locarno in Piazza Grande, è la prima occasione di collaborazione con Nicola Piovani e fa conquistare ai due autori toscani il Gran Prix a Cannes, David e Nastri d’Argento per la regia e la sceneggiatura. (BIG ITALY / SEGUE)