Roma, 21 giu – “È inaccettabile che ancora oggi nel nostro paese tantissimi lavoratori e lavoratrici, spesso vittime degli interessi delle organizzazioni criminali, possano arrivare a lavorare senza pause, 7 giorni su 7, guadagnando il 50% in meno di quanto stabilito dai contratti di categoria – ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia. Persone che ancora oggi vengono pagate a ‘cottimo’, magari per 3 e 4 euro ogni 300 kg di pomodori raccolti. Nonostante siano stati fatti passi in avanti sotto il profilo legislativo, il caporalato continua ancora ad essere alimentato dalla scarsa trasparenza e tracciabilità lungo le filiere troppo lunghe e frammentate che portano frutta e verdura nei nostri supermercati”. “La legge sul caporalato, approvata con voto unanime dal Parlamento nel 2016, è un atto di civiltà frutto del lavoro che associazioni e sindacati hanno svolto in questi anni. – dichiara Fabio Ciconte, direttore di Terra! – Adesso occorre lavorare a misure di trasparenza delle filiere per prevenire lo sfruttamento in agricoltura. Dall’etichetta narrante dei prodotti alimentari all’elenco pubblico dei fornitori, le nostre proposte sono sul tavolo: partiamo da qui invece di svuotare la legge 199, come sembrano intenzionati a fare il Ministro dell’Interno Salvini e quello dell’Agricoltura Centinaio”. Un obiettivo, quello di porre fine allo sfruttamento del lavoro nelle filiere agricole, che le organizzazioni italiane riporteranno anche sui tavoli di Bruxelles, chiedendo agli europarlamentari italiani di supportare la recente proposta della Commissione, per proteggere i piccoli produttori in tutto il mondo dagli abusi di potere nelle filiere europee. (red / UE)