Roma, 21 giu – Il cibo che in Africa sub-sahariana “scompare” dalla catena alimentare dopo il raccolto perché va a male, potrebbe alimentare circa 48 milioni di persone. Un progetto della FAO, dell’Unione Africana e della Fondazione Rockefeller mira ad aiutare i paesi a ridurre drasticamente queste perdite post-raccolto entro il 2030 attraverso il rafforzamento di politiche e strategie. “Il nostro lavoro con la Rockefeller Foundation e l’Unione Africana per rendere più efficienti le catene di approvvigionamento alimentare, porterà benefici alle condizioni di vita degli agricoltori a livello familiare in Africa e diminuirà la pressione sull’ambiente, contribuendo alla nostra visione di un mondo a Fame Zero”, ha dichiarato il direttore generale della FAO, Jose Graziano da Silva. I governi del mondo si sono impegnati a dimezzare le perdite e gli sprechi alimentari entro il 2030 nel contesto degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Con la Dichiarazione di Malabo del 2014, i paesi dell’Unione Africana si sono dati l’obiettivo di dimezzare le perdite post-raccolto entro il 2025. “Molto deve essere ancora fatto, se vogliamo raggiungere l’ambizioso obiettivo di fame zero in soli 12 anni.”, ha dichiarato Rafael Flor, direttore della iniziativa YieldWise della Fondazione Rockefeller, un investimento di 130 milioni di dollari per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari. “C’è maggiore consapevolezza oggi tra governi e settore privato sul fatto che ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, porterà ad una maggiore sicurezza alimentare. Ora dobbiamo trasformare questa consapevolezza in azione dei decisori politici e dell’agri-business”, ha affermato. (SEGUE)