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Veronica Smirnoff tra “fulgore e fragilità”

it@withub.it by it@withub.it
22 Giugno 2018
in Archivio speciali - Mostre
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La galleria Riccardo Crespi di Milano presenta, fino al 20 luglio, “Tales of Bright and Brittle” (Racconti di Fulgore e Fragilità), la terza personale in Italia dell’artista inglese di origine russa Veronica Smirnoff. Le opere in mostra costituiscono un corpus quasi completamente unitario, concepito e dipinto tra il 2017 e il 2018 dall’artista che approfondisce varie intuizioni tra fantasia e storia, folclore e immaginazione. Smirnoff trae ispirazione dalle sue esperienze di luoghi, dal suo amore per libri e racconti, nel rispetto di storia, miti ed epiche comuni. La tempera all’uovo su tavola gessata, una delle tecniche più antiche e minuziose, è strumentale al procedimento in cui l’artista combina la tecnica dell’icona con la miniatura, la tradizione asiatica con l’arte popolare, nonché con spunti e simboli da altre fonti, per aggiungere significato e validitàai suoi soggetti. Impadronendosi di diversi linguaggi pittorici attraverso giustapposizione irrazionale e pura intuizione, fa intuire l’implacabile conflitto tra figurazione e astrazione, un equilibrio sottile e costantemente re-immaginato tra allegoria e appropriazione. (PO / red)

MODENA: L’ERA D’ORO DEI CARTOON GIAPPONESI

Fino al 22 luglio il Museo della Figurina di Modena presenta “World Masterpiece Theater. Dalla letteratura occidentale all’animazione giapponese”, l’ultimo episodio della serie di mostre dedicate alla evoluzione della storia della figurina a partire dagli anni Ottanta e Novanta con l’irrompere dei cartoni animati giapponesi che usarono anche il merchandising delle figurine. Il World Masterpiece Theater ovvero il Teatro dei capolavori del mondo (dal giapponese Sekai meisaku gekijō) è stato un fortunatissimo ciclo di cartoni animati prodotto dalla Nippon Animation dal 1975 fino al 1997. Lo stile Meisaku era caratterizzato da cura minuziosa dei dettagli e qualità grafica superiore rispetto agli anime coevi, ma soprattutto dal fatto che fosse basato sulla letteratura occidentale per ragazzi. L’intenzione era educativa: oltre ad istruire gli spettatori nipponici su paesaggi, architetture, usi e costumi occidentali, offriva loro una profonda analisi psicologica dei protagonisti che, come nei romanzi, erano spesso orfani e affrontavano prove difficilissime che consentivano loro di acquisire le competenze necessarie per diventare adulti rispettabili, capaci e altruisti. Precursore del progetto è il celeberrimo Heidi, creato da Isao Takahata e Hayao Miyazaki nel 1974, che, a causa degli alti costi, porta al fallimento della casa di produzione Zuiyo Eizo, costretta a scindersi in due distinte società, una delle quali sarà la Nippon Animation. Tra i cartoni più amati di fine anni Settanta e inizio anni Ottanta si possono ricordare Marco. Dagli Appennini alle Ande (1976), tratto dal libro Cuore, Anna dai capelli rossi (1979), Tom story (1980) tratto da Le avventure di Tom Sawyer, Flo, la piccola Robinson (1981), Lucy-May (1982), Là sui monti con Annette (1983). Dal 1986 al 1993 la veste grafica degli anime subisce una trasformazione e i colori si fanno più vivaci e intensi, come si può notare in Pollyanna (1986), in Una per tutte, tutte per una (1987), trasposizione animata del romanzo Piccole Donne e Peter Pan (1989). Soprattutto nel corso degli anni Ottanta e prima metà degli anni Novanta, l’Italia contribuisce al successo dei cartoni animati del World Masterpiece Theater, testimoniato dalla popolarità crescente degli album di figurine a essi dedicati. Il progetto si conclude ufficialmente il 23 marzo 1997 per essere poi solo temporaneamente recuperato negli anni Duemila con alcune anime tra cui Sorridi, piccola Anna (2009), basato sul romanzo prequel che descrive i primi undici anni di vita di Anna Shirley. Nonostante non facciano parte ufficialmente del ciclo denominato World Masterpiece Theater, molti altri cartoni animati condividevano le tematiche tratte da romanzi per ragazzi occidentali e l’intento educativo. Tra questi, alcuni prodotti della Nippon Animation non esplicitamente inseriti nel progetto WMT, come L’ape Maia (1975), Jacky, l’orso del monte Tallac (1977), D’Artacan e i tre moschettieri (1981), Il giro del mondo di Willy Fog (1983), Il libro della giungla (1989), e cartoni animati di stile Meisaku di altre case produttrici quali Remi – Le sue avventure (1977), Capitan Futuro (1978), Nils Holgersson (1980), Don Chisciotte (1980), Il Mago di Oz (1987), Robin Hood (1990). Non è giapponese, infine, ma spagnolo il cartone animato David Gnomo amico mio (1985), tratto da un libro illustrato per bambini. (red)

ROMA: ARTE CONTEMPORANEA, ARCHEOLOGIA E NATURA

L’ailanto, in latino Ailanthus altissima, detto albero del cielo o albero del paradiso, origina della Cina ed è stato introdotto in Europa nel 18.mo secolo come pianta da giardino, “viaggiando” così dall’Inghilterra al Mediterraneo e diventando una specie diffusa ovunque. In Italia la sua presenza è aumentata esponenzialmente negli ultimi tre decenni a causa del progressivo abbandono delle aree urbane e suburbane. Questo albero è stato scelto quale simbolo di una diversità artistica “propensa a innestarsi e a diffondersi rapidamente in ambienti e latitudini diverse” dagli artisti Stefano Arienti, Cuoghi Corsello, Dado e Rusty presenti nella mostra “Ailanto<3”, alla Villa dei Quintili di Roma, fino al 22 luglio, con un percorso di installazioni di arte contemporanea lungo i siti e i monumenti dell’area nel parco archeologico dell’Appia Antica, nel verde della campagna o negli spazi recuperati di Santa Maria Nova, in un suggestivo incontrarsi di arte, archeologia, storia e natura. L’esposizione, a cura di Fulvio Chimento, ruota intorno al parallelismo tra questa pianta invasiva non autoctona ed alcuni linguaggi artistici che si sono diffusi a partire dagli anni Ottanta ad oggi. La mostra, organizzata dal Parco Archeologico dell’Appia Antica e dall’associazione Blq – Block Culture, viene realizzata grazie a un progetto di crowdfunding ed è inserita nel calendario dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018. (red)

MILANO: LE SCULTURE-BARACCHE DI RICHARD WILSON

La Galleria Fumagalli di Milano presenta, fino al 21 luglio, la prima mostra personale in Italia dell’artista inglese Richard Wilson dal titolo “Take an Object”. Riconosciuto a livello internazionale per i suoi interventi spaziali che traggono ispirazione dai mondi dell’ingegneria e della costruzione, Wilson lavora da oltre 35 anni esponendo nei più importanti musei e realizzando opere pubbliche in tutto il mondo. Caravan collassati, taxi smontati, baracche accatastate e scale che non conducono a nulla, sono solo alcune tra le impressionanti creazioni dell’artista che riflettono sul rapporto tra arte e architettura. Il fare scultoreo di Richard Wilson si fonda, infatti, sulla manipolazione dei materiali quotidiani per l’articolazione di prospettive inaspettate. Come lui dichiara: “Per me è necessario partire dal mondo reale perché ciò che m’interessa è il modo in cui posso alterare la percezione di chi osserva e mettere sotto sopra il suo punto di vista. Per farlo ho bisogno di mettere mano su qualcosa che sembra comprensibile”.

MILANO: I 70 ANNI DELLA MAGNUM

Fino al 22 luglio il Museo Diocesano Carlo Maria Martini ospita la mostra “L’’Italia di Magnum. Da Cartier-Bresson a Paolo Pellegrin”, che presenta 130 immagini di venti tra i più importanti maestri della fotografia del XX secolo, che raccontano la cronaca, la storia e il costume del nostro paese dal dopoguerra a oggi. L’esposizione celebra i 70 anni dalla fondazione di Magnum Photos, avvenuta nel 1947 a New York, ad opera di Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert. Il percorso espositivo si apre con un omaggio ad Henri Cartier-Bresson e al suo viaggio in Italia negli anni trenta, e prosegue con la serie di Robert Capa che restituisce l’immagine di un paese in rovina alla fine della seconda guerra mondiale e con quella di David Seymour che, nel 1947 documenta i turisti che tornano a visitare la Cappella Sistina. Organizzata per decenni, la mostra continua con gli anni Cinquanta che vede la rinascita del paese, attraverso le immagini di Elliott Erwitt che racconta con uno sguardo ironico la capitale Roma, le sue bellezze e le sue contraddizioni, di René Burri che conduce lo spettatore all’interno della famosa mostra di Picasso a Palazzo Reale di Milano nel 1953, che ospitava Guernica, il capolavoro del maestro malagueño, e di Herbert List con gli scatti realizzati a Cinecittà, la “Hollywood sul Tevere”. Gli anni Sessanta sono rivissuti attraverso le fotografie di Thomas Hoepker, Bruno Barbey ed Erich Lessing che presentano, rispettivamente, il trionfo di Cassius Clay alle Olimpiadi di Roma del 1960, l’enorme partecipazione popolare ai funerali di Palmiro Togliatti, e le vacanze sulla riviera romagnola nel periodo del boom economico. La Sicilia di Ferdinando Scianna apre la sezione degli anni settanta, dove s’incontrano le immagini di Leonard Freedsul processo sociale che ha portato al referendum sul divorzio e di Raymond Depardon con la serie sui manicomi, nel momento storico che ha segnato l’introduzione nell’ordinamento italiano della legge Basaglia che ne decretava la chiusura. Gli anni Ottanta vivono nel confronto tra le grandi fotografie di Martin Parr che documentano la definitiva affermazione del turismo di massa nel nostro paese, tra bellezza dei luoghi e cattivo gusto dei visitatori e quelle di Patrick Zachmann sulla camorra napoletana. La contemporaneità, dagli anni Novanta al primo decennio del nuovo secolo vive nel racconto di Alex Majoli sulle discoteche romagnole, di Thomas Dworzak sul G8 di Genova, di Peter Marlow sulla della guerra nella ex Jugoslavia e di Chris SteelePerkins sulla “Clericus Cup”, il torneo di calcio tra religiosi. Chiude idealmente la mostra, Paolo Pellegrin con gli scatti realizzati alla folla assiepata in piazza San Pietro a Roma durante la veglia per la morte di Papa Giovanni Paolo II e a un barcone carico di migranti nel mar Mediterraneo. (red)

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