Un fronte repubblicano? “Non sono affezionato al nome. Ma all’idea. Che dev’essere quella di una grande lista nazionale che coinvolga il movimento dei sindaci di Pizzarotti, persone che rappresentano mondi importanti come quelli che si occupano di sostenibilità, e penso a Giovannini, la scuola, le parti più avanzate del sindacato con Marco Bentivogli, i sindaci che ha riunito Giorgio Gori, Sala e tanti altri soggetti. A tutti quelli che si vogliono spendere, non puoi offrire un prodotto preconfezionato, ma qualcosa che possano contribuire a costruire”. Così l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, in un’intervista al Messaggero. Alla guida di tutto, un triumvirato Gentiloni-Minniti-Calenda? “Tre persone non bastano. Ma certamente Gentiloni può essere il punto di riferimento e io sono pronto sicuramente a scendere in campo al suo fianco, cosi come Marco. Per il Pd fare una battaglia congressuale oggi sarebbe un suicidio. Significherebbe ancora parlare di noi, e non parlare al Paese. Ci vuole invece una segreteria costituente larga che progetti una grande assise rifondativa per ottobre. Occorre muoversi, sono pronto a scommettere che le elezioni verranno presto”. Secondo Calenda, “non può pensare di impostare l’opposizione sulla retorica del ‘fascista dietro la porta’, come ha fatto dal ’94 in poi con Berlusconi e come sta facendo ora, rispondendo a ogni fesseria di Salvini. Bisogna invece ammettere i nostri errori e costruire una proposta adatta al momento storico che stiamo vivendo”. “Gli italiani non sono razzisti e non sono fascisti – sottolinea Calenda – chiedono protezione di fronte agli tsunami continui che li colpiscono: la crisi finanziata, la crisi migratoria, la crisi da trasformazione tecnologica. Chiedono uno Stato forte che li accompagni in questa tempesta. Il governo lo ha fatto ma il Pd ha dato un messaggio completamente diverso. Anche per questo il gradimento di Gentiloni non si è trasformato in voti”. (Roc – 26 giu)