Roma, 2 lug – Per Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes, “lo studio dell’alimentazione, la sua analisi economica, ma anche storico-economica e storico-culturale, rappresentano un punto di osservazione privilegiato per aiutare a comprendere parte degli assetti politici e istituzionali, economici e sociali, dell’Italia di oggi, inserita in un àmbito europeo e mondiale sempre più complesso. In considerazione di ciò, nell’Anno del cibo italiano, l’Eurispes e l’Uci hanno deciso di costituire l’Osservatorio su cibi, produzione e territori”. Secondo Mario Serpillo, Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, “l’Osservatorio si pone una grande ambizione: quella di svelare le contraddizioni e i paradossi di una realtà, come quella italiana, punto di riferimento per le eccellenze agroalimentari e per il grande patrimonio di valori racchiusi nel suo territorio. Al contempo, sarà lo strumento per valorizzare e tutelare le nostre eccellenze. L’Osservatorio vuole riflettere, indicando le soluzioni, sulle grandi contraddizioni che diventano ostacolo all’espressione migliore delle produzioni del Made in Italy”. Il Presidente dell’Osservatorio, il prof. Giovanni Cannata spiega “l’Osservatorio vuole rappresentare un punto di osservazione, studio e analisi delle trasformazioni che riguardano l’agricoltura, le produzioni e i sistemi agroalimentari, indagando i complessi rapporti con i processi sociali ed economici sottostanti con una spiccata sensibilità territoriale. L’Osservatorio, integrando ricerca scientifica ad analisi economico-sociale mira a proporre al dibattito pubblico studi e indagini sul rapporto tra cibi e territori”. Aggiunge Alberto Mattiacci, Direttore dell’Osservatorio: “Il cibo italiano significa tanti elementi dal sapore speciale ‒ materia prima, prodotto, stile di cucina e di vita/consumo. Ciascuno basa il proprio valore speciale su una condizione che deve essere rispettata: la genesi italiana. È qui che si intrecciano le vicende di tutti: terra e territori, tradizioni e produzioni, strategie e aziende, imprenditori e lavoratori, consumatori e commercianti. Attraverso il cibo il Paese produce Italia, presenta Italia, vende e fa conoscere Italia. È un valore maggiore della sua somma e occorre mantenerne vive e vitali la conoscenza e consapevolezza”. (Red)