Roma, 2 lug – Il radicchio riveste un ruolo di rilievo nell’export italiano di ortaggi, cui contribuisce per una quota di circa il 5%, con 67 milioni di euro esportati nel 2017, in crescita del 15% rispetto al 2016. L’Italia, primo esportatore al mondo, con una quota di mercato globale di circa il 30%, gode di un elevato avanzo commerciale, in crescita nonostante il contestuale aumento dell’import, che ha raggiunto i 2,8 miliardi di euro nel 2017, con provenienza principalmente dai Paesi Bassi. L’Europa resta il principale mercato di sbocco: quasi il 90% delle vendite è destinato alle prime 10 mete europee e circa un terzo in Germania, primo mercato di sbocco. In crescita i mercati dell’Europa orientale, in particolare Repubblica Ceca e Polonia, oggi rispettivamente terzo e quinto mercato di sbocco. In prospettiva l’Italia dovrà difendersi dall’erosione della propria quota di mercato, scesa tra 2008 e 2016 del 4% in valore a fronte di un aumento della quota spagnola del 60% nello stesso periodo. I due paesi hanno giocato politiche di prezzo opposte, l’Italia conquistando sempre più quote nelle fasce di prezzo medio-alte, mentre la Spagna vedeva aumentare l’export nella fascia di prezzo più bassa. Puntare sulla qualità, sulla tracciabilità, sulla sostenibilità del prodotto, per quanto riguarda sia il radicchio, sia in generale tutta l’ortofrutta, è la strada da percorrere in Italia e in Veneto per salvaguardare la marginalità, a fronte di un mercato, interno ed estero, previsto in moderata crescita nei prossimi anni, anche grazie ai trend del consumo che vedono i consumatori sempre più attenti alla salubrità dei prodotti (+8,6% per i consumi di prodotti salutistici tra 2015 e 2016) e ad aumentare la quota di vegetali nella propria dieta (il 40% dei consumatori è intenzionato ad aumentare il proprio consumo di frutta e verdura). (SEGUE)