Roma, 5 lug – Uno studio a guida dell’INAF, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, pubblicato sull’ultimo numero della rivista Science, illustra i recenti risultati ottenuti dalla sonda della Nasa Juno in orbita attorno al gigante gassoso Giove. I dati raccolti dallo strumento JIRAM a bordo della sonda mostrano un’insolita “impronta” lasciata dalle lune gioviane sulla celebre coppia di aurore polari. Il lavoro guidato da Alessandro Mura, ricercatore presso l’INAF di Roma, rivela che, invece di proiettare una singola ombra sulle aurore di Giove, la luna Io – la quinta del sistema gioviano – ne lascia una lunga serie altalenante, mentre la più grande luna di Giove, Ganimede, proietta una doppia ombra aurorale la cui forma precisa non era mai stata osservata in precedenza. JIRAM, ovvero Jovian InfraRed Auroral Mapper, è uno degli otto strumenti montati su Juno: finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e realizzato da Leonardo-Finmeccanica, vede la responsabilità scientifica di Alberto Adriani dell’INAF di Roma. Lo strumento italiano è stato progettato per studiare la dinamica e la chimica proprio delle aurore gioviane.
Mura, primo autore dello studio, dice entusiasta: “JIRAM non finisce di stupirci: dopo aver svelato la presenza di vortici nell’atmosfera polare, ci rivela ora delle sorprendenti strutture che assomigliano a vortici nelle aurore di Giove”.
Sulla Terra le aurore sono fenomeni speciali e difficili da osservare, se non in particolari zone del nostro pianeta, mentre su altri pianeti del Sistema solare, come Saturno o Giove, sono più frequenti – anche se solo le sonde spaziali le possono osservare agevolmente. Come per le aurore sulla Terra, anche quelle su Giove sono innescate dall’interazione del plasma, un flusso di particelle cariche, in gran parte elettroni, e l’alta atmosfera del pianeta. Il fenomeno non è dissimile da quando avviene in una lampada al neon. (BIG ITALY / SEGUE)