Roma, 10 lug – Dal 2006, anno d’introduzione della norma (T.U.A.), fino al 2014, si osserva un aumento dei procedimenti definiti nelle Procure della Repubblica, con almeno un reato previsto dal codice ambientale, da poco più di mille casi a quasi 13mila. A partire dall’anno successivo si nota una contrazione continuata anche nel 2016, soprattutto dei procedimenti per cui inizia l’azione penale. Lo si legge in un report dell’Istat dedicato al fenomeno dei reati ambientali tra il 2006 ed il 2016. A livello di ripartizione i procedimenti che portano nelle Procure a un rinvio a giudizio sono aumentati negli anni e sono riferiti a violazioni avvenute soprattutto nel Sud, in particolare nel 2014, con un picco nelle Isole nel 2015. Complessivamente, nel Meridione, la percentuale di casi è aumentata dal 37,1% del 2007 al 47,7% del 2016, al contrario nel Nord si passa dal 47,5% del 2007 al 30% del 2016. La relazione è ancora più evidente se si prende come riferimento la popolazione. Calcolando il tasso per 100mila abitanti le distanze tra le ripartizioni del Nord e le altre risultano ancora maggiori. Rispetto alla media nazionale di 12 per 100mila abitanti, le Isole hanno, nel 2015, il tasso più elevato (23,5 per 100mila abitanti) seguito da quello del Sud (14,6). Nel 2016 entrambi i valori si allineano su circa 13 per 100mila abitanti (con un valore nazionale di 9,3). Il Nord, dove si è verificata una diminuzione di casi, mostra tassi molto più bassi nel 2016 (5,8 per 100mila abitanti), mentre al Centro Italia, dal 2013, il numero di procedimenti per violazioni del T.U.A. è relativamente stabile. (SEGUE)