Roma, 12 lug – Nel commercio ad alta tecnologia l’Italia resta sotto il 2% delle esportazioni high-tech mondiali, meno della metà della quota francese e inglese e addirittura un quarto di quella tedesca. In negativo anche il mercato farmaceutico: la quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali passa da più del 6% conseguito nel 2000 al 4% del 2016. Cresce invece quella sulle esportazioni mondiali nell’automazione industriale, che passa dal 4,5% al 6,8%. “L’analisi combinata dei dati concernenti input (la spesa per R&S) e output (pubblicazioni scientifiche, brevetti, commercio hi tech) mostrano la necessità del sistema-paese di valorizzare e moltiplicare meglio l’impatto delle limitate risorse” concludono Archibugi e Tuzi. “Il problema è evidente se si considerano le consistenti risorse messe a disposizione dalle politiche regionali che non hanno avuto un ruolo chiave nel sostegno dell’innovazione. L’Italia deve elaborare una strategia di smart specialization, dove le risorse disponibili, auspicabilmente in aumento, siano destinate ai settori strategici, partendo dalle competenze esistenti e innestandosi nel sistema produttivo”.
