Roma, 13 lug – La Stampa intervista i1 professor Ennio Amodio, uno dei più importanti penalisti italiani, emerito di procedura penale a Milano e tra gli estensori del codice processuale del 1989 estremamente critico nei confronti del credo giustizialista gialloverde, sul quale è in procinto di pubblicare un libro. Per Amodio infatti “Il coacervo di umori, sentori e pretese di cambiamento che esprimono il credo politico del nuovo governo in tema di giustizia penale è qualcosa di diverso da un’ideologia. È un richiamo a intuizioni e sfoghi che scaturiscono dalla paura della criminalità”. Una giustizia “istintiva”? “In realtà, siamo di fronte a istinti che mirano a dare delle risposte puramente emotive e s’ispirano sostanzialmente alla pratica della vendetta tribale”. La legittima difesa. È davvero una legge prioritaria? “Niente affatto. La legittima difesa è l’emblema della giustizia populista. Si vorrebbe dar vita alla licenza di colpire a morte chiunque osi profanare un domicilio per commettere un furto. Non importa se il ladro stia fuggendo o non abbai armi. È un fai da te punitivo. Tutto ciò non ha evidentemente nulla a che vedere con la giustizia, così come modernamente intesa. La ‘pena di morte domiciliare’ di conio leghista risulta piuttosto apparentata con un altro rimedio punitivo ancestrale: il linciaggio”. (red)