Roma, 17 lug – Il protagonista Simon, alle soglie della mezza età, non è ancora riuscito a superare ed elaborare l’abbandono del padre avvenuto durante l’adolescenza. Un padre forte, forse ingombrante, che ha insegnato al figlio che l’amore seppur non basta è al di là di tutto, dietro ogni cosa. Simon reagisce a quest’abbandono rifugiandosi in un fare compulsivo, fino a che arriva qualcosa a fermarlo. Perché, prima o poi, qualcosa ti ferma, che tu lo voglia o no, che tu sia pronto o no. Caduto in coma, l’uomo ripercorre la sua vita, le scelte sbagliate, gli amori folli, le dipendenze affettive, i rifiuti, rivivendo in sostanza l’amore. A ripercorrere questi episodi, attraverso accenti comici, profondi, grotteschi e di riflessione esistenziale, saranno i suoi pensieri, declinati in cinque forme diverse. Passando per fasi di gioco, di confusione, di lotta, di sostegno, di giudizio e di incontro, Simon capirà che tutto quello che ha fatto, lo ha fatto per amore. Soltanto in questo momento, dopo essersi riconciliato con gli insegnamenti del padre, Simon si sentirà pronto per un passaggio superiore. In scena gli attori: Alessandro Di Marco, Barbara Bricca, Cristina Colonnetti, Antonio De Stefano, Federico Galante e Gabriele Planamente. La regia di Guido Del Vento, dinamica e visionaria, trascina lo spettatore nell’universo interiore di Simon, e quindi dell’autore stesso, in una sorta di Oz della mente, in cui si incontrano le passioni e le paure che, con ogni probabilità, fanno parte di ognuno di noi. I racconti di Di Matteo, delicati e toccanti, hanno offerto spunti per la creazione di personaggi delusi, dolenti e sfiduciati, ma allo stesso tempo pronti, attraverso un percorso di accettazione del dolore e della sofferenza, ad aprirsi a questo sentimento, a riconciliarsi con un padre forte e amorevole, che ha avuto il coraggio di seguire il suo amore. (SEGUE)