Roma, 18 lug – La mostra “Arte Povera: una rivoluzione creativa”, organizzata dal Castello di Rivoli fino al 16 agosto, nasce da un accordo di programma siglato nel 2017 tra la Regione Piemonte e l’Ermitage di San Pietroburgo. L’esposizione racconta la diffusione e la fortuna critica dell’Arte Povera in Italia e all’estero dal 1966 al 1972, dagli albori di questa poetica ancora non definita Arte Povera da Germano Celant (come nella mostra Fuoco Immagine Acqua Terra, L’Attico, Roma, 1967), fino al definitivo riconoscimento del movimento attraverso Documenta 5 nel 1972. Dalla prima occasione espositiva nella quale Celant utilizza la sua fortunata definizione (Galleria La Bertesca, Genova, settembre-ottobre 1967) e dalle prime mostre in gallerie italiane (Galleria de’ Foscherari, Bologna, 1968 a esempio), l’Arte Povera trova presto un contesto di dialogo internazionale in una mostra-evento come Arte Povera+Azioni Povere (Amalfi, ottobre 1968) dove gli artisti italiani espongono insieme ad alcuni artisti europei. Se le immagini dei cataloghi e delle mostre restituiscono la comunicazione visiva di questi artisti, i materiali d’archivio esposti all’Ermitage includono anche testimonianza del dibattito che ben presto si scatena intorno alla costruzione critica di Celant, per la prima volta esplicitata proprio su una rivista (Flash Art, novembre-dicembre 1967). (red)