Roma, 20 lug – La Campania presenta la sua colatura di alici di Cetara, nobile discendente del Garum, che veniva usato dagli antichi romani come condimento universale, oggi preparato con la stessa passione di un tempo, secondo i precetti dell’antica tradizione della Costiera Amalfitana. E restando nel campo dei condimenti – prosegue la Coldiretti – c’è anche la saba dell’Emilia-Romagna, uno sciroppo d’uva che si ottiene dal mosto appena pronto, di uva bianca o rossa. La rosa di Gorizia – ricorda la Coldiretti – non è un fiore ma una varietà di radicchio coltivato in Friuli-Venezia Giulia, caratterizzato da un colore rosso intenso o da un rosso con sfumature che portano al rosa a seconda del tipo di selezione effettuata, leggermente amarognolo al gusto e croccante al palato. E ancora le pregiate olive taggiasche della Liguria, piccole ma saporite, il fagiolo del Purgatorio di Gradoli (Lazio), il vino di visciole delle Marche, la manna siciliana, biblica linfa estratta dalla corteccia di alcune specie di frassini e il miele di barena che deriva dal nettare di una pianta (Limonium vulgare) caratteristica di alcuni territori lagunari del Veneto confinanti con l’acqua salmastra e soggetti alle maree. Viene prodotta principalmente nelle valli della Valtellina, in Lombardia – ricorda la Coldiretti – la slinzega, una variante della bresaola, chiamata anche carne secca, le cui origini sembrano risalire al 1400.
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