Roma, 23 lug – L’espressione più autentica dello spirito di Venezia viene ritenuto a buon diritto Giambattista Tiepolo, il più insigne pittore italiano del Settecento, che prosegue per molti aspetti le tradizioni di Veronese ed è l’ultimo esponente del barocco nell’arte europea. Le sue tele e pitture parietali sono contrassegnate da un’intensa emotività, dal dinamismo delle composizioni e da un vivido gusto del colore. Nel XVIII secolo a Venezia si forma un tipo particolare di paesaggio urbano che prende il nome di «veduta». Questo genere raggiunge la sua autentica fioritura nell’arte di Canaletto, che immortala il volto e l’atmosfera irripetibile di Venezia, della sua vita quotidiana e delle sue feste. A differenza del Canaletto, Francesco Guardi vede altrimenti la propria città: senza puntare all’esattezza della rappresentazione crea poetiche fantasie pittoriche, mescolando arbitrariamente motivi reali e invenzioni. Questo tipo di paesaggio prende il nome di «capriccio». La vita dei veneziani nel XVIII trova il suo cantore in Pietro Longhi, maestro della pittura di genere: gli schizzi della vita di ogni giorno – appuntamenti segreti, giochi, curiose scenette di strada, avvenimenti del quotidiano che divennero i temi principali per l’artista. Come anticipazione della mostra, il 20 luglio è stata esposta presso l’Ambasciata d’Italia a Mosca l’opera proveniente dal Museo Civico di Palazzo Chiericati Enea, Anchise e Ascanio di Giandomenico Tiepolo, figlio d’arte del celebre Gianbattista e nipote di Francesco Guardi. La mostra è realizzata grazie al contributo di Intesa Sanpaolo. (BIG ITALY / red)