Sono sgomento, Sergio ci mancherà tremendamente. Del resto quando vogliamo elogiare un manager e indicarlo come un fuoriclasse ricorriamo tutti all’espressione ‘è il Marchionne del suo settore’. E il riconoscimento più sincero che si possa formulare per le straordinarie capacità umane e professionali di Sergio”. Lo ha detto il Presidente di Confindustra Vincenzo Boccia intervistato dal Corriere della Sera. Al tempo del grande scisma (gennaio 2012) che portò la Fiat fuori dalla Confindustria Vincenzo Boccia era uno dei vice della presidente Emma Marcegaglia. Da due anni siede lui sulla poltrona più alta degli industriali e in più di un’occasione ha lasciato intendere di sperare in un clamoroso rientro. Qual è oggi lo stato dei rapporti tra Confindustria e Fca? “Più che Marchionne di recente mi è capitato in più riprese di incrociare John Elkann ed è nata tra di noi una simpatia reciproca – dice Boccia -. Grazie a una sostanziale identità di vedute abbiamo deciso di ricostruire un rapporto di collaborazione tra la Fondazione Agnelli e il Centro Studi Confindustria. Tenga presente comunque che in questi anni Fca non ha tagliato i legami con l’Unione Industriali di Torino. E se non bastasse nostri esponenti di punta come Maurizio Stirpe e Marco Bonometti hanno sempre mantenuto rapporti diretti proprio con Marchionne”.
“UN UOMO DI ROTTURA – “Sergio Marchionne è stato un uomo di rottura, oggi diremmo disruptive – prosegue Boccia -. E la decisione che prese allora resterà come il gesto più clamoroso della storia confindustriale. Ma l’omaggio che voglio rivolgergli in ore così drammatiche è riconoscere come la cesura sia servita. Capita che singole aziende possano dar vita a pratiche più avanzate rispetto alle organizzazioni di rappresentanza, del resto si va avanti per traumi o per confronti. Marchionne scelse la prima strada e noi invece siamo arrivati più tardi, l’approdo però è lo stesso”. Secondo il presidente di Confindustria “la centralità dello scambio salario-produttività, la ricerca di formule organizzative innovative, la contrattazione di secondo livello come laboratorio di soluzioni sartoriali sono tutti concetti che oggi non separano più Confindustria e Fca. E nel frattempo c’è stata, anche grazie a Sergio, una maturazione da parte dei sindacati che ha reso possibile il Patto della fabbrica”. (Red – 23 lug)