Davvero la democrazia rappresentativa, come ha sostenuto di recente Beppe Grillo, è “superata”, “svuotata” e, dunque, sostanzialmente in crisi laddove viene praticata? Per provare a rispondere a questo interrogativo, l’Istituto Cattaneo ha analizzato il grado di soddisfazione per il funzionamento della democrazia in 48 nazioni, distribuite tra Unione Europea (28) e continente americano (20). In particolare, l’analisi ha preso in considerazione le risposte fornite dai cittadini dei diversi paesi – nelle indagini condotte regolarmente da Eurobarometro, Latinobarometro e Americasbarometer – in due precisi momenti: nel 2007, cioè prima dell’inizio della crisi economica che ha coinvolto gran parte del mondo occidentale, e nel 2017, quando l’economia è uscita dalla recessione ed è tornata stabilmente a crescere. In questo modo è possibile valutare se e in che misura la recessione in ambito economico ha prodotto anche una sorta di recessione democratica, facendole perdere così una parte della sua legittimità e del suo sostegno popolare.
SCENDE IL GRADO DI SODDISFAZIONE – Per quanto riguarda l’Italia tra il 2007 e il 2017 il grado di soddisfazione per la democrazia è diminuito di 5 punti percentuali, passando dal 41% al 36%. Solo nel 2006, per la prima e unica volta la percentuale dei soddisfatti per il funzionamento della democrazia in Italia supera quella degli insoddisfatti. Negli anni seguenti le due linee tornano a separarsi e coloro che si definiscono soddisfatti diventano nuovamente e stabilmente minoranza. Però, per esaminare più nel dettaglio le caratteristiche degli insoddisfatti e dei soddisfatti per il funzionamento della democrazia italiana, sono state prese in esame alcune variabili di natura sociodemografica. In particolare, è stato analizzato com’è cambiata la composizione dei due gruppi nel 2007 e nel 2017, utilizzando i dati messi a disposizione dall’Eurobarometro. La prima variabile che è stata presa in considerazione riguarda la fascia di età degli intervistati. Il mutamento più rilevante riguarda la popolazione più adulta o anziana, in particolare quella over-55, all’interno della quale la percentuale di soddisfatti per il funzionamento della democrazia è diminuita dal 36,6% del 2007 al 30,4% del 2017. Sono aumentati i “critici” verso la democrazia anche tra i più giovani, ossia coloro che, al momento dell’intervista, avevano meno di 24 anni: i soddisfatti erano il 47,5% nel 2007 e dieci anni dopo si sono ridotti al 42,7%. L’unica classe d’età che mostra un andamento crescente è quella dei 25-39enni, il cui gradimento per il funzionamento del sistema politico è aumentato di circa 2 punti percentuali.
ISTRUZIONE E ORIENTAMENTO POLITICO – Un’altra variabile che è collegata al grado di soddisfazione per il funzionamento del regime democratico è l’istruzione. Sono stati suddivisi gli intervistati (sia del 2007 che nel 2017) in quattro categorie in base all’anno in cui sono stati conclusi gli studi: fino a 15 anni, tra i 16 e 19 anni, più di 20 anni e, come categoria residuale, chi sta ancora studiando. In questo caso, emerge chiaramente una relazione negativa tra il livello di istruzione e la variazione nel grado di soddisfazione per la democrazia. Infatti, sono soprattutto le persone con un minor livello di istruzione quelle che sono diventate più critiche verso il funzionamento dell’assetto democratico: in questa categoria, chi si dichiarava soddisfatto era il 34,1% nel 2007, mentre nel 2017 quella percentuale è scesa al 23,9%. Un trend simile si registra anche per coloro che hanno concluso gli studi tra i 16 e i 19 anni. Al contrario, per chi ha continuato a studiare anche dopo aver compiuto 20 anni, la percentuale di soddisfatti per il funzionamento della democrazia è cresciuta, negli ultimi dieci anni, dal 49,3% al 52%. Naturalmente, il giudizio degli intervistati può variare in base anche ai loro orientamenti politici o ideologici. Soprattutto se la loro valutazione per il funzionamento della democrazia dipende dal “colore” del governo in carica. Di conseguenza, i sostenitori del centrosinistra potrebbero essere più insoddisfatti se al governo c’è il centrodestra, e viceversa. Per considerare l’effetto di questa variabile, abbiamo preso in considerazione l’auto-collocazione degli elettori in una scala che va da 1 (estrema sinistra) a 10 (estrema destra). Anche in questa occasione, gli intervistati sono stati suddivisi in 5 categorie in base alla loro auto-collocazione: sinistra (1-2), centrosinistra (3-4), centro (5-6), centrodestra (7-8), destra (9-10). (Red – 31 lug)