Roma, 31 lug – “In questi mesi ho scelto di non parlare di temi legati a quello che è stato il mio ministero. Mi è sembrato giusto così: è un discorso di correttezza, volevo lasciar lavorare il mio successore. Però oggi non posso tacere”. E così Dario Franceschini, ex ministro dei Beni culturali e del Turismo, ha deciso di parlare. Lo ha fatto dalla Camera dei deputati dove ha incontrato i giornalisti in sala stampa per dire la sua a proposito di quanto annunciato dal ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli: l’eliminazione delle prime domeniche del mese gratuite nei musei. “Perché smettere?” si è chiesto Franceschini che ha sottolineato come “le cose giuste e che funzionano non hanno colore politico”. “Le prime domeniche del mese gratuite nei musei sono diventata una festa di popolo – ha spiegato l’ex ministro – E’ stata un’iniziativa che ha coinvolto milioni di persone. Nonni e nipoti, genitori e figli. Tutti in fila per andare a visitare un museo. I cittadini si sono riavvicinati al patrimonio culturale della propria città. È stata una grande operazione culturale, pedagogica. Rinunciare a tutto questo solo per marcare una discontinuità politica è un errore molto grave”. Poi l’appello: “Chiedo a Bonisoli e al Governo di ripensarci. Quando una cosa funziona e va incontro ai bisogni e ai desideri delle persone non ha colore politico. Non c’è bisogno di cambiarla solo perché l’ha fatta chi aveva un colore politico diverso dal tuo ”. “L’evento era indirizzato agli italiani e al pubblico internazionale. In 4 anni – ha aggiunto Franceschini – le domeniche gratuite nei musei sono diventate per molti un’abitudine. Specie per le famiglie. Noi siamo andati incontro soprattutto a chi aveva problemi di reddito. Abbiamo dato una possibilità in più. Farlo ora in modo sporadico, museo sì museo no, crea un grande disagio e soprattutto mi chiedo che bisogno c’è di cambiare?. Ci sono migliaia di persone che grazie a questa iniziativa hanno scoperto che cos’è un museo. Sono entrati per la prima volta nella loro vita in un museo. Non trovo una ragione logica per interromperla”. (Gil / SEGUE)