Napoli, 1 ago – Il celebre dipinto di Leonardo, La testa di donna, detta La Scapiliata, è una tavoletta in legno di 27 centimetri per 21, dipinta con terra d’ombra, ambra inverdita e biacca, nota sin dal 1627 per la citazione, negli inventari di Federico Gonzaga, di “un quadro dipintovi la testa di una donna scapigliata bozzata…, opera di Leonardo da Vinci”. La sua datazione è tutt’ora incerta e oggetto di studio, così come la sua effettiva natura (dipinto non finito, abbozzo, studio preparatorio), la provenienza e la sua destinazione. A distanza di oltre trent’anni dalla grande mostra “Leonardo e il leonardismo a Napoli e a Roma”, tenutasi al Museo di Capodimonte, il ritorno del dipinto in città consente di riprendere i temi affrontati in quella circostanza, aggiornandoli con i più recenti interventi critici, come il cofronto con il volto di sant’Orsola raffigurata nel Martirio di Caravaggio – capolavoro delle collezioni Intesa Sanpaolo ospitato alle Gallerie di Napoli –, consentendo di approfondire le tecniche e il linguaggio di questi due maestri dell’arte italiana. Accanto alla Scapiliata di Leonardo da Vinci è inoltre esposta una riproduzione digitale di Salomè con la testa del Battista di Bernardino Luini, datata al 1525 circa e conservata agli Uffizi dal 1793. La sorprendente somiglianza tra la Testa di donna di Leonardo e la protagonista femminile del dipinto olio su tavola del pittore lombardo contribuisce a collocare a Milano il prototipo leonardesco almeno fino al 1530, sottolineando la fortissima influenza che il maestro toscano continuava a esercitare sui più giovani artisti che si erano formati o perfezionati alla sua bottega. (red)