Roma, 14 ago – Anche quest’anno si ripete il tradizionale Ferragosto nelle carceri del Partito radicale. Ma non saranno solo loro: anche il sottosegretario alla Giustizia, il leghista Jacopo Morrone, ha annunciato che domani visiterà il carcere romano di Regina Coeli. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha autorizzato, intanto, le visite a Rebibbia e a Regina Coeli di una delegazione guidata da Rita Bernardini (coordinatrice della presidenza del Partito radicale) e composta da Valter Cara e dagli attivisti Maria Laura Turco, Ilaria Saltarelli, Barbara Rosati, Bachisio Maureddu. Le visite avranno inizio alle ore 10,30 di domani a Rebibbia (Nuovo Complesso) e di giovedì a Regina Coeli. E oggi il presidente della Camera, Roberto Fico, torna ad intervenire sul tema del carcere. “La questione – scrive – deve rimanere al centro dell’attenzione delle istituzioni, della politica e della società, perché è anche attraverso il modo in cui si struttura l’ordinamento penitenziario e si tutelano i diritti delle persone detenute che si misura il grado di maturazione democratica di un Paese”. E ricordando il processo di riforma dell’ordinamento penitenziario sottolinea che “come cittadini chiediamo certezza della pena – perché da questo principio passano la sicurezza e la nostra fiducia nel sistema giudiziario – ma non possiamo confondere pena certa con pena afflittiva. Inoltre se la Costituzione parla di pene, è perché possono esservene diverse, perché a seconda del reato e della persona possono essere definiti specifici percorsi rieducativi. Le statistiche attestano tra l’altro che le misure alternative alla detenzione producono minori tassi di recidiva, e quindi più sicurezza per i cittadini. Né possiamo evitare di chiederci che persona sarà il detenuto una volta uscito dal carcere. Sarà certamente una persona migliore se avrà trovato la possibilità di costruire un orizzonte nuovo, seguendo percorsi di formazione e risocializzazione”. Infine Fico ricorda “una ferita aperta del nostro sistema detentivo: la tutela della salute dei detenuti, in particolare rispetto ai disturbi mentali, che possono sfociare in gesti drammatici purtroppo costantemente sotto ai nostri occhi. Passi in avanti sono stati fatti, ma serve trattare la salute dei detenuti come quella di tutti gli altri cittadini. Anche da questo passa la civiltà del sistema penitenziario, e quindi la maturità democratica del Paese”. (red)