Dopo il crollo del viadotto Morandi di Genova opinione diffusa è l’urgenza dei controlli sulle strutture ma in base alle revisioni delle Norme tecniche delle Costruzioni, entrate in vigore a marzo 2018, solo 120 laboratori ex art. 59 DPR 380/01 sono ora autorizzati dal ministero delle Infrastrutture a poter effettuare campionamenti sulle strutture. Lo sostiene il Comitato per la Diagnostica e la Sicurezza delle Costruzioni e dei Beni Culturali (Codis). “Appena 120 soggetti oggi hanno la ‘patente’ per poter effettuare un prelievo di calcestruzzo, malta o altro materiale da costruzione su di una qualsiasi struttura esistente nel Paese, dalla semplice casa per civile abitazione, al ponte di grandi dimensioni – si legge in una nota -. Altre 400 aziende invece, esperte di ispezioni, controlli e diagnostica sulle strutture e perfettamente operative fino all’entrata in vigore delle NTC 2018 il 22 marzo u.s., sono state poste di fatto in condizione di non poter più operare ed ora rischiano la chiusura entro fine anno. E tutto questo, paradossalmente, mentre il Paese vive una vera e propria emergenza”, “il rapporto è di 1 laboratorio ogni mezzo milione di italiani, con una concentrazione geografica degli stessi soprattutto nelle aree metropolitane e la loro totale assenza nelle aree appenniniche, quelle a maggiore rischio sismico”. Si sostiene che “i revisori delle Norme tecniche delle Costruzioni hanno deciso, in maniera oscurantista, nel passaggio dalla versione 2008 alla versione 2018, la estromissione dal mercato dei controlli sulle costruzioni italiane di 400 aziende (in alcuni casi di esperienza trentennale), fondate da ingegneri, architetti e geologi a cui in maniera del tutto incomprensibile è stato impedito, con un semplice comma integrativo posto al Capitolo 8, paragrafo 5.3, di poter prelevare dei campioni dalle strutture per poterli sottoporre ai necessari test”. (Red – 16 ago)