Roma, 16 ago – Il viaggio verso il Senegal attraverso gli occhi di un medico alla sua prima missione chirurgica umanitaria, l’impatto con un ambiente sconosciuto lontano migliaia di chilometri dal proprio, non solo per distanza geografica ma ancor di più per linguaggi ed emozioni, persone e leggi, tradizioni e credenze. Inizia così il viaggio di Claudio Maestrini, giovane medico italiano, abituato ad una vita professionale in un contesto sanitario rigoroso ed attrezzato, con orari precisi e personale formato per ogni emergenza. Claudio prepara il proprio bagaglio, si confronta con i medici veterani, il team di esperti che condividerà con lui ogni momento di quest’avventura, valuta con loro i casi clinici che li attendono. Lo seguiamo da casa sua, la partenza, il volo, l’arrivo, il primo impatto con il villaggio. Gli interventi sono interminabili e complicatissimi, anche quelli più semplici in Italia qui diventano autentiche sfide, vissute fianco a fianco con tutti i medici dell’equipe; bisogna adattarsi a tutto, agli strumenti a disposizione, al personale ridotto, a diagnosi impossibili. Però si va avanti: non stai solo curando dei bambini, gli stai restituendo il sorriso, li stai rimettendo al mondo. La missione è compiuta, non solo quella immediata della guarigione, ma quella più completa e profonda che ha coinvolto Claudio in maniera inesorabile: il cambiamento. Claudio è sull’aereo, osserva i volti dei colleghi intorno a sé e vede dal finestrino quelle terre martoriate: chissà se le sta guardando per l’ultima volta o se magari ha trovato lì una nuova vita a cui tornare presto. (red)