Roma, 17 ago – “Il crollo impone a tutti una riflessione profonda su necessità di prevenzione e valutazione del rischio e su tutte le tematiche legate alla realizzazione delle grandi opere. Detto questo, mi lascia perplesso l’assunzione di un ruolo molto autoritario e di dogmatica condanna preventiva, fra l’altro sostituendosi alla autorità giudiziaria”. Lo afferma, in una intervista a La Stampa, il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick. “A me non convince questo modo di procedere” spiega l’ex ministro della Giustizia, “tutta una serie di sintomi, indicazioni e provocazioni mi lasciano perplesso e non mi paiono in linea con l’impostazione costituzionale della nostra Repubblica. In passato abbiamo avuto dei tentativi di svuotamento della Costituzione dall’interno, come attraverso l’ultimo referendum, cui fui contrario per il suo contenuto e il modo in cui era stato proposto. Ma ora siamo arrivati ad una via più semplificata per disapplicare la Carta, a cominciare dall’articolo uno: quando si evoca la sovranità popolare, si dimentica che deve essere mediata dalle forme e dai limiti previsti dalla Costituzione”. E aggiunge: “È l’ennesima riprova di quel che colgo in tanti altri ambiti di comportamento del governo. Il tema carcere ad esempio: aver buttato via la riforma del governo precedente, di fronte alla invivibilità delle nostre carceri, che registrano una crescita preoccupante dei suicidi. Mi riconosco pienamente nella valutazione del presidente Fico sul rischio di confondere la certezza della pena con la sua durezza. Ma poi c’è la posizione sull’ abolizione della legge Mancino, il tema della genitorialità, o quello dell’aborto che viene ora posto su tappeto. Pensiamo anche alla proposta di abolire il reato di tortura appena introdotto, con la motivazione di non ostacolare il lavoro delle forze dell’ordine. Tutte situazioni in cui si nega il dialogo e si fanno asserzioni di certezze dogmatiche”. (SEGUE)