Roma, 22 ago – “L’anno scorso – ricorda De Giorgi – la regione più inquinata d’Italia era il Lazio. Dopo 5 anni di segnalazioni i litorali di Lazio, Calabria, Campania e Sicilia, non hanno migliorato la loro situazione, anzi. La Sicilia è però quest’anno in testa per numero di campionamenti risultati oltre i limiti: 21 punti ‘fuori legge’ sui 26 campionamenti totali effettuati lungo le coste della regione (17 ‘fortemente inquinati’, 4 ‘inquinati’). Seguono la Campania con 20 punti oltre i limiti (19 ‘fortemente inquinati’) su 31 campionamenti effettuati; il Lazio con 17 punti oltre i limiti sui 24 monitorati (12 sono ‘fortemente inquinati’), e la Calabria con 15 su 22 (12 ‘fortemente inquinati’). Nonostante poi la cartellonistica informativa obbligatoria ormai da anni per i comuni, la carenza di informazione ai cittadini riguarda anche i punti ufficialmente interdetti alla balneazione. Negligenze che si traducono in “alta presenza di bagnanti” in 3 degli 8 punti campionati ufficialmente interdetti alla balneazione e “media presenza” in altri 3.I quasi due mesi di viaggio del vascello ambientalista sono serviti anche a denunciare le illegalità ambientali, le trivellazioni petrolifere, il problema dei rifiuti in maree. Le foci dei fiumi, dei canali, dei corsi d’acqua, gli scarichi sospetti e altri punti critici sono i luoghi dove si concentrano le maggiori criticità: su 149 foci monitorate, 106 (il 71%) sono risultate ‘fortemente inquinate’ (il 61%) e ‘inquinate’ (il 10%). Il 43% dei punti campionati sono, invece, spiagge. Su 78 spiagge monitorate sono poi stati trovati in media 620 rifiuti ogni 100 metri. Dopo la cattiva gestioni dei rifiuti e le discariche illegali è il turismo balneare infatti una delle fonti principali di plastica in mare, oltre un terzo dei rifiuti che possiamo trovare sui nostri lidi è riconducibile infatti proprio a questo turismo. Rifiuti ‘dimenticati’ in spiaggia ogni giorno dai turisti o dispersi a causa della limitata capacità di gestione dei rifiuti delle località balneari, spesso insufficiente a fronteggiare l’alta affluenza estiva. Ogni oggetto lì dimenticato e non raccolto finisce inevitabilmente per sbriciolarsi con il tempo, anche per questa ragione alcune zone del Mediterraneo, un mare praticamente chiuso, hanno la più alta concentrazione di micro-plastiche al mondo. E dei 300 milioni di tonnellate di materie plastiche che ogni anno vengono prodotti, almeno 8 milioni, come ormai ben sappiamo, finiscono nell’oceano.Non solo riciclo quindi, che da solo può non bastare, ma anche un’educazione diversa ed una modifica dei nostri comportamenti per sensibilizzare tutti i cittadini sia contro l’abbandono dei rifiuti sia nel limitarsi nell’uso dei prodotti monouso: una volta compromessa la ‘risorsa mare’ non sarà infatti più possibile rinnovarla”. (red)