Roma, 23 ago – “I dati recentemente pubblicati dalla Banca d’Italia indicano una ‘fuga’ degli investitori esteri dal mercato dei titoli di Stato italiani: 25 miliardi in maggio e 33 in giugno, le fuoriuscite più grosse negli ultimi anni. La quota di debito pubblico detenuta da investitori esteri è così scesa al di sotto del 31 per cento a fine giugno, rispetto a un valore superiore al 33 per cento in aprile. Le vendite estere sono state compensate in buona parte da un aumento della detenzione di titoli di Stato da parte del sistema bancario italiano. C’è chi vedrà questo travaso di titoli da investitori esteri a investitori italiani in modo positivo. Insomma, se diventassimo come il Giappone, in cui più del 90 per cento dei titoli di Stato sono detenuti da residenti, i problemi di sostenibilità del debito pubblico italiano sparirebbero o, perlomeno, sarebbero notevolmente attenuati. Dobbiamo quindi essere contenti della fuga dello straniero? No, per due motivi”. Lo scrive Carlo Cottarelli in un intervento su La Stampa. Secondo l’ex commissario alla spendig review ed ex premier incaricato il primo motivo è che “lo spostamento di titoli da acquirenti esteri a quelli italiani è stato accompagnato da un aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato. A metà maggio i titoli decennali italiani rendevano circa l’1,8 per cento. Da metà giugno in poi hanno oscillato tra il 2,5 e il 3 per cento (sono attualmente vicino a quest’ultimo livello). Insomma, le banche italiane saranno anche disposte a detenere una maggiore quantità di titoli di Stato, ma per farlo vogliono ricevere un tasso di interesse più elevato, come compensazione per il maggior rischio affrontato”. Il secondo motivo è che “al crescere della quantità di titoli di Stato detenuti dalle banche italiane, il legame tra situazione dei conti pubblici e bilancio delle banche diventa più stretto” e “possibili futuri aumenti dei tassi sui titoli di Stato causati da un deterioramento dei conti pubblici avrebbero maggiori effetti negativi per le banche”, “se i tassi di interesse all’emissione salgono i prezzi dei titoli già in circolazione scendono per garantirne lo stesso rendimento. Ma la discesa del prezzo dei titoli comporta per le banche una perdita in conto capitale. E tanto maggiore è la quantità di titoli di Stato detenuta dalle nostre banche, tanto maggiore sarà la perdita subita”. (SEGUE)