Milano, 24 ago – Un anno dopo lo scoppio delle violenze nello stato di Rakhine (Myanmar), che ha costretto centinaia di migliaia di Rhoingya ad attraversare il confine con il Bangladesh, la situazione rimane estremamente precaria per quasi un milione di persone. L’instabilità degli insediamenti nel campo di Kutupalong-Balukhali, insieme alle piogge torrenziali di questa stagione, espone 200.000 persone a inondazioni e frane.
Nel frattempo, la mancanza di accesso a un sistema sanitario stabile favorisce l’insorgere di malattie come diarrea, dissenteria e infezioni respiratorie. Il tasso di malnutrizione cronica infantile è vicino al 38%, mentre il 12% soffre di malnutrizione acuta e richiede un trattamento. 900 persone dello staff di Azione contro la Fame stanno lavorando fianco a fianco di 1300 volontari Rohingya, che collaborano nella diagnosi della malnutrizione, nella distribuzione delle razioni alimentari quotidiane e nel supporto psicosociale alle donne in gravidanza e in allattamento.
“Le prime persone sono cominciate ad arrivare il 26 agosto 2017. Il giorno dopo, la nostra équipe umanitaria è partita per terra di nessuno al confine con il Myanmar, un luogo dove normalmente non abbiamo il diritto di intervenire. Ho assistito alla sofferenza delle donne e degli anziani. I bambini erano ricoperti di fango da capo a piedi. Abbiamo cucinato e caricato i camion con cibo e acqua calda. I nostri psichiatri sono intervenuti per aiutare le persone traumatizzate dalla violenza e dalla fuga. Ora la situazione è migliorata, ma la gente continua a soffrire,” afferma Mahadi Muhammad, direttore locale di Azione contro la Fame a Cox’s Bazar, in Bangladesh. (SEGUE)