Il quadro che emerge da questi primi dati segnala innanzitutto un’elevata
incertezza dei cittadini sull’ampiezza del fenomeno migratorio in Europa. Se
passiamo poi ad osservare le stime sulla percentuale di immigrati fornite dagli
intervistatori, confrontandole con i dati reali forniti dall’Eurostat (2017),
l’incertezza e l’imprecisione nella valutazione sulla presenza di immigrati
vengono ulteriormente confermate. I cittadini europei sovrastimano nettamente la
percentuale di immigrati presenti nei loro paesi: di fronte al 7,2% di immigrati
non-UE presenti “realmente” negli Stati europei, gli intervistati ne stimano il
16,7%. Ma in questo caso il dato che riguarda l’Italia è quello più
significativo: gli intervistati italiani sono quelli che mostrano un maggior
distacco (in punti percentuali) tra la percentuale di immigrati non-UE realmente
presenti in Italia (7%) e quella stimata, o percepita, pari al 25%. Lo afferma lo
studio ‘Immigrazione in Italia: tra realtà e percezione’ condotto dall’Istituto
Cattaneo. L’errore di percezione commesso dagli italiani è quello più alto tra
tutti i paesi dell’Unione Europea (+17,4 punti percentuali) e si manterrebbe
ugualmente elevato anche se considerassimo la percentuale di tutti gli immigrati
presenti in Italia – che, secondo i dati delle Nazioni Unite, corrispondono
attualmente al 10% della popolazione (cresciuti di oltre 6 punti percentuali
rispetto al 2007). Gli altri paesi che mostrano un “errore percettivo” di poco
inferiore a quello italiano sono il Portogallo (+14,6 punti percentuali), la
Spagna (+14,4 p.p.) e il Regno Unito (+12,8 p.p.). Al contrario, la differenza
tra la percentuale di immigrati “reali” e “percepiti” è minima nei paesi nordici
(Svezia +0,3; Danimarca +2,2; Finlandia +2,6) e in alcuni paesi dell’Europa
centro-orientale (Estonia -1,1; Croazia +0,1). (red)