IL TUO CORPO TI PARLA
Interpretare i segnali che ci invia ogni giorno il nostro corpo per capire cosa si nasconde dietro a un improvviso capogiro, al dolore a un arto, all’accelerazione del battito cardiaco, a un rossore della pelle o a uno stato d’ansia. Se in alcuni casi si tratta di malesseri passeggeri e di poca importanza, in altri possiamo trovarci in presenza di patologie che occorre contrastare. Vira Carbone, Sara Farnetti e Claudia Manari, insieme a un’équipe di medici prestigiosi, ci forniscono gli strumenti per capire che cosa non sta funzionando correttamente, per intervenire e potere vivere meglio e più a lungo. “Il tuo corpo ti parla” – edito da Rai Eri – indaga ogni organo in modo scrupoloso, evidenziando i sintomi delle eventuali malattie che lo possono affliggere e suggerendo quali esami e quali analisi affrontare. Ma un corpo sano non può prescindere da uno stile di vita equilibrato e da una corretta alimentazione. Per questo motivo il testo è arricchito di preziosi suggerimenti su sane abitudini quotidiane e di indicazioni circa le proprietà degli alimenti. Se instauriamo un contatto vero con il nostro corpo, impariamo a prestargli attenzione e a regolare i nostri comportamenti, potremo contrastare le malattie e rallentare i processi degenerativi sia fisici sia mentali. Vira Carbone è autrice e conduttrice di Buongiorno Benessere, il popolare programma di Rai 1 che si occupa di salute e prevenzione. Con Rai Eri ha pubblicato con successo La bellezza a fior di pelle e Bellezza da bere. Sara Farnetti è specialista in Medicina Interna con Ph.D in Fisiopatologia della Nutrizione e del Metabolismo. Attivamente impegnata e leader nella ricerca nel campo della nutrizione Funzionale e dell’effetto dei cibi sul metabolismo umano, l’equilibrio ormonale, l’espressione genica e l’infiammazione, la dottoressa Farnetti è autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative sui temi della sindrome metabolica e delle patologie ad essa correlate. Ha pubblicato il bestseller Tutto quello che sai sul cibo è falso. Claudia Manari lavora in Rai dal 2003, dove, dal 2007, è autrice dei programmi del mattino di Rai 1 come Unomattina, A conti fatti, Buongiorno Benessere e ideatrice e autrice, sempre per Rai 1, dei programmi Mezzogiorno Italiano – l’estate dell’Expo e Quelle brave ragazze. Scrive articoli di salute e alimentazione su molte riviste e siti on line specializzati.
VIAGGIO NEL COMUNE SENSO DEL PUDORE
“Moralità? La moralità italiana consiste tutta nell’istituire la censura. Non solo non vogliono leggere o andare a teatro, ma vogliono essere sicuri che nelle commedie che non vedono e nei libri che non leggono non ci sia nessuna delle cose che essi fanno e dicono tutto il giorno”. Così Vitaliano Brancati scriveva ne “La governante” (1952). Silenzio, repressione, censura hanno a lungo circondato la sfera sessuale. Il pudore ne ha difeso i confini ma è stato investito dalle trasformazioni della società contemporanea. Alla spinta modernizzatrice, che porta a comportamenti più liberi, risponde una controffensiva moralistica che prende a bersaglio ogni strumento della “corruzione dei costumi”: l’educazione sessuale, le cattive letture, il cinema (e il pericoloso buio dei cinematografi), la nuova moda femminile, lo sport che rivela i corpi. La storia del Novecento è tutta in questa lotta fra una progressiva liberazione dei costumi e una resistenza intransigente e bigotta al cambiamento. Sul finire del secolo poi i nuovi mezzi di comunicazione faranno trionfare non un nuovo senso del pudore, ma la più sfacciata indecenza. Ma questa è un’altra storia rispetto a quella raccontata da Marta Boneschi nel saggio “Il comune senso del pudore” (Il Mulino). L’autrice è giornalista e storica. Tra i suoi libri: “Poveri ma belli” (1995), “La grande illusione” (1996), “Santa pazienza” (1998), “Senso” (2000), “Quel che il cuore sapeva. Storia delle famiglie Beccaria, Verri e Manzoni” (2004), “Milano, l’avventura di una città” (2007), “Voci di casa” (2002), “La donna segreta. Storia di Metilde Viscontini Dembowski” (2010) e, per il Mulino, “I migliori oggetti della nostra vita” (2016).
FRANCESCO LONGO RACCONTA LE ISOLE EOLIE
Prenotate una stanza alle Eolie soltanto se non avete paura quando appoggiate l’orecchio contro un petto al cui interno batte un cuore. Perché questo è ciò che fa un vulcano per tutta la notte, pulsa e respira. Sappiate che il mare può insegnare moltissime cose di vitale importanza e che una volta imparate non c’è modo di dimenticarle. Insegna l’attaccamento alla vita e a guardare lontano. Ogni isola delle Eolie ha un mezzo congeniale per essere visitata. Stromboli chiede di essere circumnavigata sui gozzi da pesca. Lipari vuole essere scoperta in motorino, percorrendo la strada ad anello che la avvolge e ne svela l’intimità una curva alla volta. A Panarea circolano solo golf car, le auto elettriche tipiche dei campi da golf. Perlustrate Filicudi in autostop e Alicudi su un mulo. Scalate il cratere dell’isola di Vulcano a piedi, e scoprite Salina esaminandola dai suoi mezzi di linea. Spostatevi da una all’altra quanto più potete. Perché le Eolie sono sette. E per sentire il loro racconto completo bisogna visitarle tutte e tornare e ritornare anche dove si è già stati. La storia delle Eolie è una storia che non ha un inizio e non ha una fine. È una storia che ha la forma perfetta dell’arcipelago. A raccontarla è Francesco Longo in “Il mare di pietra. Eolie o i 7 luoghi dello spirito” (Laterza). L’autore, giornalista, è autore del romanzo “2005 dopo Cristo” (Einaudi 2005), scritto con Christian Raimo, Francesco Pacifico e Nicola Lagioia sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory. Ha inoltre curato il libro di Bernard Malamud, “Per me non esiste altro. La letteratura come dono, lezioni di scrittura” (minimum fax 2015).
“LA CAPITALE”, ROMANZO SU BRUXELLES
Il cielo è grigio su Bruxelles, si avvicina l’anniversario dei cinquant’anni dalla fondazione della Commissione europea e allo scopo di rilanciarne gli ideali alcuni funzionari della Direzione cultura avviano un curioso tentativo, un grande giubileo incentrato su Auschwitz mobilitando gli ultimi sopravvissuti ai campi di concentramento come testimoni dei proponimenti che sono all’origine della UE, nata dalle ceneri delle atrocità naziste. L’idea scatena l’anima rissosa ed egoista dei paesi membri e insieme esalta gli interessi personali dei burocrati. Nel frattempo le strade della città sono affollate di allevatori che protestano con i forconi in mano, di mandrie di turisti con i selfie stick, e 22.000 funzionari, uomini e donne, solitari avamposti delle loro società e tradizioni, si adoperano senza sosta per favorire il dialogo tra le culture e gli interessi del loro paese di origine, e la notte restano seduti sul bordo del letto a bere un ultimo bicchiere di vino. Tutto alimenta un ingranaggio di bizantina complessità, crocevia del potere e dell’economia internazionale, babele di lingue diverse, mentalità incompatibili e interessi particolari: un caos sempre sul punto di esplodere.
Robert Menasse, dopo un lungo soggiorno di ricerca e due saggi sull’argomento, nel romanzo “La capitale” (Sellerio) racconta una città e un luogo simbolico della storia e della cronaca contemporanea, il cuore politico e amministrativo dell’Europa unita, la capitale scelta perché il Belgio era il primo paese in ordine alfabetico tra le sei nazioni fondatrici e da allora in attesa, come Godot, di una rotazione che non avverrà mai. Il suo è un romanzo di sfrenata ingegnosità, un labirinto di invenzioni e umorismo, un castello gotico di sentimenti e potere, passioni e paure. Tra un maiale che corre libero per le strade e un omicidio che sembra passare inosservato prende forma un panorama di grandi emozioni e grigia amministrazione, costellato di eroi tragici, di ambiziosi perdenti, di scaltri manipolatori. Ne scaturisce un ritratto letterario sarcastico e provocatorio, capace di miscelare generi diversi, di tratteggiare l’assurdo, di irridere il male. E soprattutto di raccontare l’Europa. Robert Menasse (Vienna, 1954) ha studiato germanistica, filosofia e scienze politiche a Vienna, Salisburgo e Messina. Traduttore dal portoghese, nel 1998 ha ricevuto il Premio nazionale austriaco per la saggistica e nel 2015 il Prix Européen du Livre per il saggio Der Europäische Landbote. Dal 2005 si occupa di questioni legate all’Europa e all’Unione europea e nel 2012 è stato ospite della Commissione europea in qualità di osservatore. Tra i suoi romanzi, Don Juan de la Mancha. La riscoperta del piacere (2008) e Ich kann jeder sagen (2009). Con La capitale ha vinto il Deutscher Buchpreis 2017.
“LA DONNA DEI MIEI SOGNI” DI NICOLAS BARREAU
“Oggi ho incontrato la donna dei miei sogni. Era seduta al Café de Flore, al mio tavolo preferito. E mi sorrideva. Purtroppo non era sola. Un uomo piuttosto attraente le stava accanto e le stringeva la mano. Sono un libraio e, se hai a che fare con i libri tutti i giorni, se vivi immerso nei romanzi, a un certo punto inizi a credere che siano possibili molte più cose di quanto comunemente si creda. Forse sono un inguaribile romantico, ma chi dice che quello che capita in un libro non possa succedere anche nella realtà? Ed ecco infatti che qualcosa è successo davvero. La donna dei miei sogni si è alzata e ha lasciato un biglietto sul mio tavolo. Un nome, un numero di telefono. Nient’altro.
Il mio cuore ha fatto un salto. E così sono iniziate le ventiquattro ore più eccitanti della mia vita.”
Ma quel che promette di essere un romantico rendez-vous si trasforma ben presto in una cocente delusione: il numero di telefono non si legge bene e Antoine, l’intraprendente proprietario della Librairie du Soleil a Saint-Germain-des-Prés, deve buttarsi in una rocambolesca avventura per ritrovare la donna con l’ombrello rosso che lo ha stregato. Fresco e delicato, “La donna dei miei sogni”, il romanzo d’esordio di Nicolas Barreau (Feltrinelli, traduzione a cura di Monica Pesetti) porta i lettori in alcuni dei luoghi più affascinanti e romantici della Ville Lumière. Un inno all’amore e alle follie che si fanno in suo nome, un’incantevole favola moderna per chi crede nei colpi di fulmine e nell’imperitura magia di Parigi. Nicolas Barreau è nato a Parigi nel 1980 da madre tedesca e padre francese, motivo per cui è perfettamente bilingue. Ha studiato Lingue e letterature romanze alla Sorbonne, poi ha lavorato in una piccola libreria sulla Rive gauche. Ha scritto sei romanzi, tutti pubblicati da un piccolo editore tedesco che non ha potuto permettersi di lanciarli con una massiccia campagna promozionale, ma che ciononostante hanno ottenuto un ottimo successo, cresciuto sempre più soprattutto grazie al passaparola dei lettori. Gli ingredienti segreti dell’amore (Feltrinelli, 2011) è un vero e proprio caso editoriale: è stato un bestseller internazionale tradotto in 34 paesi, è rimasto per oltre quattro mesi in vetta alle classifiche italiane ed è diventato un film per ZDF. Con te fino alla fine del mondo (Feltrinelli, 2012), Una sera a Parigi (Feltrinelli, 2013), La ricetta del vero amore (Feltrinelli, 2014), prequel di Gli ingredienti segreti dell’amore, Parigi è sempre una buona idea (Feltrinelli, 2015), Il caffè dei piccoli miracoli (2017) e La donna dei miei sogni (2018; il suo esordio letterario) hanno confermato il talento di Nicolas, rendendolo uno dei giovani scrittori più amati dalle lettrici di tutto il mondo. Feltrinelli ha anche pubblicato, nella collana “Kids”, la fiaba La tigre azzurra (2016), con le illustrazioni di Simona Mulazzani.