Roma, 31 ago – Nelle 72 ore successive agli scontri di Tripoli, la vita dei libici, così come quella dei migranti e rifugiati, è stata messa in grave pericolo, denuncia Medici Senza Frontiere (MSF). L’organizzazione medico-umanitaria ribadisce come la Libia non sia un paese sicuro e chiede ai governi europei di riconoscere la loro responsabilità nell’aiutare le persone più vulnerabili.
Gli scontri, scoppiati domenica 26 agosto, hanno coinvolto gruppi armati rivali in Tripoli. I pesanti combattimenti nelle aree residenziali hanno causato un numero imprecisato di vittime. Gli scontri hanno ulteriormente compromesso la vita di circa 8.000 rifugiati, richiedenti asilo e migranti, intrappolati e detenuti arbitrariamente nei centri di detenzione in città. Alcuni di loro sono rimasti rinchiusi per oltre 48 ore in un’area colpita dai pesanti scontri senza avere accesso al cibo. Coloro che sono stati rilasciati non hanno avuto altra scelta se non quella di fuggire nei quartieri vicini correndo il rischio di essere vittime del fuoco incrociato.
“I recenti scontri dimostrano come la Libia non sia un luogo sicuro per i migranti, rifugiati e richiedenti asilo” dichiara Ibrahim Younis, capomissione in Libia per MSF. “Molti sono fuggiti da paesi devastati dalla guerra o hanno trascorso mesi detenuti in condizioni orribili nelle mani dei trafficanti di esseri umani prima di essere trasferiti in questi centri di detenzione. Queste persone, già estremamente vulnerabili, si trovano adesso intrappolate in un altro conflitto senza la possibilità di fuggire. Non dovrebbero essere prigionieri semplicemente perché cercavano sicurezza o una vita migliore. Dovrebbero essere immediatamente rilasciati ed evacuati in un paese sicuro”. (SEGUE)