Ministro della Pubblica Amministrazione, neosenatrice della Lega, presidente della Commissione Giustizia, tra i più importanti avvocati penalisti italiani, Giulia Bongiorno presenta, in una intervista a Libero, la sua difesa di Matteo Salvini, incriminato per sequestro di persona a causa della sua politica sull’immigrazione. “Invito tutti a esaminare la cronologia degli eventi, metodo che uso in ogni processo – afferma -. Non ho apprezzato che prima dell’inizio dell’indagine uscisse un comunicato da parte di una corrente della magistratura nel quale si lanciava un invito irrituale a farsi sentire rispetto al caso della nave Diciotti. Quasi in sequenza è stata avviata l’indagine”, “è inaccettabile che dei magistrati, che dovrebbero agire come dei sacerdoti, visto che hanno il potere di assolvere e condannare, interferiscano nelle indagini altrui”, “il tema è la linea di confine tra il potere di un ministro che ha il dovere di assumere decisioni a tutela dell’ordine pubblico e il potere giudiziario. Il confronto tra politica e magistratura è fisiologico, se il pm ha elementi per aprire un’indagine deve farlo, ma sono basita per ciò che è arrivato prima: il suggerimento di una corrente della magistratura a indagare. Il punto è che una corrente non può porsi come un soggetto politico”. Entrando nel merito della inchiesta inoltre afferma: “Il mio parere è che le accuse sono deboli e ripetitive. Non vi è stata l’arbitraria privazione di libertà, anche perché, in attesa dei necessari controlli, sono state assicurate cure e assistenza. E dobbiamo ricordare che i profughi erano stati tratti in salvo dalla Guardia Costiera italiana, quindi dal governo, senza il quale sarebbero morti”, “Salvini è come le vittime delle intercettazioni: prendono una sua frase, la estrapolano dal contesto e lo processano. Ma se estrapoli solo alcune frasi perfino la Bibbia può diventare un romanzo pornografico”. Inoltre offre il suo punto di vista sulla inchiesta riguardante la Lega cui, mercoledì, il Tribunale del Riesame potrebbe confermare il sequestro preventivo di 49 milioni di euro. Davvero la Lega rischia di chiudere? “Non conosco il fascicolo ma conosco bene le procedure di responsabilità degli enti. Parlo di diritto, non posso entrare nel merito. Di solito, quando si ritiene che ci sia una responsabilità dell’ente, si procede con la legge 231 del 2001, che permette a esso di difendersi. La particolarità di questo caso è che è stato applicato il sequestro sulla base delle norme della confisca diretta prevista per le persone fisiche, ma poi non la legge 231, e infatti la Lega nemmeno è stata portata a processo. A giudizio ci sono solo persone fisiche”. E ribadisce: “La legge 231 non opera per i partiti e i sindacati e credo che la ratio della norma sia proprio evitare che ci siano responsabilità in capo a questi enti”, “disporre al termine di un processo contro persone fisiche un sequestro di svariati milioni nei confronti di un partito anziché dei responsabili del reato vanifica la ratio della legge sulla responsabilità delle persone giuridiche: punisce con una pena paragonabile all’ergastolo un’organizzazione di rilievo costituzionale”.
