Roma, 4 set – In mostra, nella selezione curata dal nuovo conservatore dei Musei Civici Antonio D’Amico, un mondo figurativo e onirico di circa 35 opere, provenienti da prestigiose collezioni private italiane ed estere, realizzate da entrambi gli artisti nell’arco della loro vita e proposte in un particolare allestimento che in una delle due cappelle della chiesa in Palazzo San Francesco sfocia in un’ambientazione metafisica, silente, evocativa: una poltrona dipinta da De Pisis attende l’artista, là, dentro una stanza dove ogni cosa è immobile, dagli arredi provenienti dalle collezioni di Palazzo Silva a Domodossola, genesi suggestiva per la creazione pittorica, alla visione di una natura morta che conquista la realtà e se ne appropria. Nel panorama contemporaneo recente delle esposizioni dedicate all’arte di questi due protagonisti del Novecento, la mostra di Domodossola aggiunge un significativo tassello inedito e propone un suggestivo dialogo tra le nature morte di De Chirico e De Pisis e quelle napoletane del Seicento di Giuseppe Recco e di Giovanni Battista Ruoppolo, opere che hanno ispirato De Pisis e non solo, tanto è vero che De Chirico in visita al Prado nel 1929 scrive alla sua Cornelia e gli confessa che “la vista della pittura antica, le opere dei geni passati mi ha di nuovo esaltato”. Il medesimo sentimento proverà lo spettatore soffermandosi a vedere capolavori tra loro lontani nel tempo ma che sprigionano un afflato emotivo di affinità. Per la prima volta infatti, a Domodossola, si possono vedere due straordinarie nature morte di De Pisis contenenti ostriche, affiancate a una grande natura morta con pesci, tra cui le ostriche, eseguita negli anni Trenta del Seicento da Giovanni Battista Ruoppolo, artista napoletano e maestro nel genere della natura morta caravaggesca. Inoltre, un vaso con fiori di montagna, realizzato da De Pisis ad acquarello su carta, con una forte attenzione alla botanica verrà affiancato a una deliziosa quanto realistica tela con un vaso di fiori dipinto da Giuseppe Recco a Napoli, qualche anno dopo la morte di Caravaggio.(red)