Roma, 5 set – “Non bisogna dimenticare che il governo Serraj è quello riconosciuto dalle Nazioni Unite. Certo, ci sarebbe bisogno adesso di una soluzione, il più condivisa possibile, con i principali attori che agiscono in quel contesto. Perché non si può prescindere dal fatto che la Libia sia in mano a circa 140 tribù, né dal fatto che esistano centinaia di milizie armate con un sostegno internazionale alle spalle: dall’Egitto agli Emirati, dalla Turchia al Qatar. Con tutto questo bisogna fare i conti. L’unica certezza è che la Libia non è un porto sicuro, a dispetto di quanto sostenuto un mese fa da Matteo Salvini per poter rimandare indietro i migranti”. Così la ex presidente della Camera, Laura Boldrini, in una intervista Il Dubbio, sulla situazione in Libia. Dobbiamo aspettarci una nuova ondata di sbarchi? “Quando c’è un conflitto le persone naturalmente cercano vie di fuga. In Libia ci sono decine di migliaia di migranti provenienti anche da altri paesi, bloccati in condizioni disumane in capannoni senza il rispetto dei più elementari diritti umani. In questo contesto dominato dal caos dobbiamo fermare il trasferimento delle motovedette italiane alla Guardia costiera libica, che per l’Onu utilizza metodi spregiudicati e violenti. Bisogna evitare che quelle motovedette vengano consegnate in una fase di tale incertezza politica”. (red)