Roma, 6 set – Dal confronto dei dati del Censimento della Popolazione del 1991 con quelli dall’1 gennaio 2018 si nota il forte aumento della popolazione anziana (65 anni e più) in termini sia assoluti (da 8,7 milioni a 13,6 milioni) sia percentuali rispetto al totale di popolazione (dal 15,3% a 22,6%). In particolare, raddoppia la popolazione di 80 anni e oltre (da 1 milione 955 mila a 4 milioni 207 mila) che rappresenta ormai il 7,0% della popolazione totale residente. Lo rende noto l’Istat.
Nello stesso periodo, diminuisce di quasi un milione di unità la popolazione con meno di 15 anni (da 15,9% a 13,4% del totale della popolazione) e di oltre 300 mila unità quella di 15-64 anni (da 68,8% a 64,1%). L’età media, che alla data del Censimento 1991 era al di sotto dei 40 anni, nel 2018 supera i 45 anni.
Il processo di invecchiamento investe tutte le regioni d’Italia anche se con intensità differenti. Al Centro-Nord l’età media raggiunge quasi i 46 anni, nel Mezzogiorno è di 44 anni. Sono tendenzialmente in aumento anche le persone che hanno 100 anni e più: nel complesso ammontano a 15.647 alL’1 gennaio 2018, i maschi sono poco oltre i 2 mila e 500, ovvero meno del 17,0%. Rispetto all’anno precedente, tuttavia, si registra un calo di quasi 2 mila unità per questa fascia di popolazione. La flessione persiste dal 2016 e corrisponde all’anno in cui sono entrate nella classe di età 100 e più le generazioni nate durante la Prima Guerra Mondiale, caratterizzate da un forte calo delle nascite dovuto al periodo bellico e dunque meno numerose in partenza di quelle che le hanno precedute o seguite (SEGUE)