Oltre diecimila posti di lavoro salvati, incentivi all’esodo per tutti gli altri, un piano di investimenti per l’impianto: si è conclusa positivamente, alla fine, la trattativa tra Arcelor Mittal e sindacati per lo stabilimento dell’Ilva di Taranto, con il ministero dello Sviluppo economico guidato da Luigi Di Maio a gestire il tavolo. Un accordo che, soprattutto dopo che è stata sventata l’ombra della chiusura definitiva dell’impianto, fa contenti tutti: “Oggi è l’inizio di un lungo percorso per fare dell’Ilva una impresa più forte e più pulita” festeggia l’amministratore delegato di Arcelor Mittal, Matthieu Jehel. E anche i sindacati sorridono, mentre l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda fa le proprie congratulazioni a Di Maio “che ha saputo cambiare idea”. Un Di Maio elogiato anche dal premier Giuseppe Conte (“ha fatto un lavoro straordinario”) e che a sua volta, al termine della trattiva non stop, è raggiante: “Quando siamo arrivati al Ministero dello Sviluppo economico, lo stabilimento Ilva era stato già venduto con un contratto sottoscritto nel 2017 e tenuto nascosto dal precedente Governo. Un contratto che prevedeva meno garanzie ambientali e non prevedeva l’accordo sindacale, mai visto un caso del genere – spiega dopo la fumata bianca – Vi avevamo promesso che avremmo accertato la legalità e così abbiamo fatto, qualora si fossero verificati i presupposti legali avremmo annullato la gara, che si è rivelata illegittima per eccesso di potere come dimostrato prima dall’Anac e poi dall’Avvocatura dello Stato”. In questa situazione, aggiunge, “il piano ambientale così come il piano occupazionale raggiunti rappresentano il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili. Per quanto riguarda il primo, è stato ottenuto che l’aumento della produzione di acciaio oltre sei milioni di tonnellate annue sia condizionato alla dimostrazione da parte dell’azienda – documentata al Ministero dell’Ambiente – che le emissioni complessive di polveri dell’impianto non superino i livelli collegati alla produzione a 6 milioni”. Quanto al piano occupazionale “si partiva da diecimila assunzioni e centinaia di esuberi, si è arrivati a 10700 con zero esuberi: tutti i dipendenti riceveranno una proposta di lavoro. All’ILVA di Taranto non si applicherà il Jobs Act: gli operai saranno assunti mantenendo integro l’articolo 18 e tutti i diritti pregressi, anche quelli economici e di anzianità”.
(Sis)